L’autunno cercato

 

Questa presentazione richiede JavaScript.

 

Un occhio non dorme, per lui cresce la pianta

veglia la banda di patrona spodestata

preserva il cuore dal rogo

Mary lo porterà, è suo

Versilia testimone e culla.

***

Prima dell’estinzione, Alejandra

di tutte le rovine possibili

prima della progenie data al niente.

Viene il settimo giorno, il silenzio perfetto

illude l’aria il giardino non risorto.

Le altissime mura dei Misteri

ora spianate senza orizzonti

unico affaccio dei molluschi globali.

Come per il maiale, dicono

della vita non si butta niente.

Un coro denso dallo stadio

fa tremare l’aria

in pochi sanno che a vincere

è la squadra avversaria.

I più esultano per motivi

che venti fiochi dileguano

scivolano cadono non stanno dritti

nemmeno per i figli hanno un nome

ma loro urlano cantano ridono raggianti

dicono di essere i campioni del mondo.

***

Mostar, i melograni non hanno fatto la tua fortuna

le moschee i ponti i gatti l’ardore del muezzin

il ’94 unica data di morte del giovane cimitero

***

Come su una nave dopo la tempesta:

alle prime luci sciamiamo sul ponte

a salutare il nemico di qualche ora fa

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , , , , , , | 5 commenti

Questa galleria contiene 3 immagini.

      Pungola morde sbuca dalla radio dice che è il nono del 2009 l’ottobre di 4 anni prima non gli importa l’aggiunta all’abaco della decina, se ne fotte, sa: non sei oltre quell’odore, la scala il bosco le … Continua a leggere

Galleria | Contrassegnato , | Lascia un commento

Non so il tempo che abitiamo

quale casa accoglierà i nostri muri.

Gli angeli di Norimberga

se c‘è vento fanno girotondi.

Tu abiti la bocca della neve che brucia

conosci i disegni degli alberi nel cielo

la propensione del giglio selvatico

a guardare dalle dune l’eterno passeggio,

la breve vita delle Effimere

il loro goffo volo

il modo che hanno i morti di esserci fratelli.

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 2 commenti

Eppure siamo stati epica e canto

senza ozio i piedi nei basolati di agosto

su una zattera d’alga per tutta la vita

come Arlecchino dei Sargassi

nostra dura lingua e frutti cardinali

tristi e tenere genealogie

commossi a guardarle

come fossero storie d’altri

le nostre, ordito legami attese

ancora in piedi racconto e lingua madre.

Estate disegno spietato di sangue

nomi voci liti in casa dei padri

romanzi russi in terra senza interlocutori

inevitabilità di genesi e tramandato

karma scomodo qualche salvezza appena

ma sapevamo da dove scappare

cosa volere e cosa no. Il treno quella notte

andò oltre la tua nuova città,

dopo i Pink Floyd dormivi stremato

tra i fumi d’Emilia e la vita goliarda.

Il furetto cercava pace, minata pace,

miraggio, casa d’altri. Quella era guerra

e vita. Ora non continuo, e nemmeno voi.

Spersi e morti, perfino i vostri cognomi

vi sono estranei. Il gatto, appena, ancora.

Il pesce che vola. E poi, dopo.

Dopo i papaveri il mare

dopo il mare la pioggia

dopo la pioggia il bosco. Muti.

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 1 commento

Astice

Una chela è più grande, afferra blocca

l’altra a seghetto trancia, dilania il centro.

Ore eterne, battesimi di luce

canestro al dio che si era, offerta.

Non ho permesso io al morso di allentare

all’imprevisto ritornare a zero

cieco e senza arredi a conforto

senza niente. Sopravvissuti, immobili

ogni cristo ogni angelo ci deve una leccata

alla maniera delle gatte coi gattini

trasformarci in oggetti di pietà

accolti, amati almeno sul finale

una tregua, una concessa dignità

se un grembo è tanto almeno un varco

un rifugio, una carezza appena

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 3 commenti

S.granata da zucchero

La festa

Inizio e fine non contano

trapassate remote acque

fanno nuova la casa del pesce

non muri e gran circolo d’acqua.

Muoviti, nessuna zavorra

un punto cardinale sposa l’altro.

Apre nessuna proprietà il cancello,

un silenzio forse. Dici caciole

mormore e salicornia nel punto

dove il sole sbriciola la luce

e brilla di sé il creato, lì

dove passa l’umana redenzione

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 2 commenti

Fine gloria mai


Dicono le ciliegie non sappiano che fare

maturare o seccare senza farsi mangiare.

Per gli altri frutti non va meglio.

 

Dicono ci sia coda per salire

sull’Everest. Si esaurisce ossigeno

in sovraffollate virali altezze.

 

Seguire l’andazzo di natura

o starsene nella domenica mattina parigina,

sotto i portici, a Place des Vosges. Per sempre.

 

C’è swing lì, fine gloria mai.

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Omini del futuro

Nel dominio incontrastato di becchi e lunghissimi nasi

 

C’è un solo omino addetto al futuro

ministro del tempo che viene

il meteorologo informa del domani e dopo.

Sintonizzato sulla rete della previsione

ognuno fa scorta di nuvole pioggia e solleone.

Si affida pianifica cancella si organizza.

I nati da poco ignorano il tempo senza ministro.

Desiderio, diteglielo, si chiamava.

Nessuno prevedeva al nostro posto.

 

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento

Te lo ricordi?

57110000_2412306555650794_4027454961615896576_n

I punti cardinali della croce,
l’inizio delle ore. Rovescio poi,
parola vuota patria senza lingua
un segno una voce cum pietas
buche semafori notifiche
smarrito canone capsula mundi
vita in formalina
getsemani globale, foto prego.

Dio mio dio mio, vieni, accucciati
c’è la bambina i suoi perché
la morte e ancora ancora, veleni
dai, vieni al caldo, chiudi gli occhi.
Portoni sbarrati campane fisse
entravano uscivano cordialità
coro dei vivi cena e fuoco
né mercanti ora
giorni senza distinzione
nessun compendio macina il vento.

Un pentagramma un filo
un segno sul rigo un nido
un rossetto di nascosto
una zampetta sulla fune un grido
una risposta, te lo ricordi il mondo?

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 6 commenti

Neve, il tuo amore resiste alla primavera

così resta grande il mondo anche dal buio della galleria

ingoia ogni cosa l’occhio della montagna se non lo vedi più

da simbolo a significato tra ciò che vedi e l’evocato.

Più bassa la volta più ti avvicini: stalli, dorsali,

leggii di quercia rozzamente tagliati. Il resto

lacerti, un se vuoi vieni. O amor di longobardi

o irrimediabile tornare, mentre donne

sorridono all’obiettivo col mare dietro

ferme altalene, gatti a caccia di lucertole

continuo raccontare delle cose

nel cielo imbalsamato annienta-volontà.

Frana la facciata, non l’insegna SALUMERIA 

alluminio dorato tende di plastica lucchetti

sul muro quel che resta degli uomini:

super grigliata mista,

sera agostana di inizio secolo.

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 1 commento