Fatto carne


Rami di mandorlo in fiore, V. Van Gogh

Rami di mandorlo in fiore, V. Van Gogh

      Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo,
che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri.

                                     (Cuesmes, luglio 1880, Vincent a Theo Van Gogh)

 

L‘altro emisfero è blu e biondo fulvo
per le soglie che vuoi superare e non vedi
per le soglie nascoste di cui sei mappa e stigma

Solcate, esse stesse ti hanno fatto solco
se il bello è sempre vero e il cappello di candele accese
è già l’infinito che muovi e ti smania
verbo o colore fatto carne

Comunque non so niente, dici. È un viaggio in ferrovia:
non si distingue nessun oggetto da molto vicino
e soprattutto non si vede la locomotiva.

Così tra il ferro dei binari i mozziconi perpetuano
nebbie scure e fraterne di un’umanità in disuso
che affranca nel tempo di un lancio la vergogna di esistere

È probabile che arrivi a Parigi alle 5 di mattina, avvisi

Poi una lettera in tasca, Auvers-sur-Oise, 27 luglio 1890
Mio caro fratello, vorrei scriverti a proposito di tante cose,
ma ne sento l’inutilità. E poi è vero,
noi possiamo far parlare solo i nostri quadri

Quando misero il corpo sul tavolo dopo il rifiuto del prete
alcuni dipinti non erano ancora asciugati

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

In caduta libera

1306137228_bettolinalazzaro1000

Pierre Michon ha un gran da fare negli scantinati di Dio infiniti oscuri torbidi. La vita davanti a sé. Chiaro chiaro d’albume senza ossido le architetture dei formicai santi.
Francesco sott’acqua, il pesce che si trasforma in rana o cambia sesso.
Ale vuole tutti uniti ma è difficile, forse solo i morti.

Siamo in caduta libera dice Sax, stiamo ancora cadendo. Ma le streghe di Salem ma le tarantolate. Non può il diavolo ciò che all’uomo non è concesso. E così come per gli oracoli nemmeno il rogo o la disperazione confondono il coraggio, i no. Pall et Mall, pas mal, très beau monde vous marches vous marches vous marches très fort. Noi rompiamo le righe.

Non tacere di fronte alle mie pre_
Non c’è dimenticanza

Ma gli occhi tondi tondi, pesce, gli occhi che guardano fissi, ti fanno liberare dalla lenza.
Poi deposto il fucile, dato, regalato.

Magnificare e vedere

Qir, dalle mura del cuore

Come gli oracoli, non mente
Al modo dei putti conservano la rotondità delle guance
Alla maniera delle rose che scucite dal bracciale
Le rose che noi pazientemente ricuciamo
I pesci sono felici attorno al relitto
I pesci sono felici attorno alla Bettolina di Lazzaro
Come certi finali netti precisi senza sbavature
Come certi brividi

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , , , , | 2 commenti

Prendendo fiato

niki-boon

Niki Boon

Non c’era più niente da sperare, racconta prendendo fiato.

Era l’inizio della fine. Ritornato dopo l’esilio non c’era nessuno

a cui passare di nascosto versi né alcuno disposto a darmene.

Era l’inizio della fine sì, l’inizio dell’ipnosi globale

che invadeva anche la Grande Madre Russia.

Tutti ormai ci si dava del tu ma nessuno ricordava chi fosse l’altro.

***

La bambina marina si avvicina e chiede i giocattoli al bimbo russo.

Lui la fissa glaciale e non risponde

Perché non parli chiede lei, perché stai zitto? Rispondi!

Poi vanno insieme verso il mare

***

Cristo morto I trionfi La camera degli sposi

la nana i d’Este i Gonzaga, ora sei traversa di un viale,

un rettangolo ti tiene il nome: A. Mantegna

***

Quando inizia a spaccarsi lo togli dall’acqua,

è così che si cuoce il merluzzo.

Un’altra eredità che pronunciata ti rassicura

un’altra licenza per la figlia, i tentativi adulti

 

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Una gloria che ancora ricorda qualcosa

 

Immagine 003.jpg

 

Dopo l’università ramazzava il panificio a testa bassa

– è una cosa lontanissima – diceva di sé

una specie di battaglia di Leonida per nativi digitali

 

Nei pomeriggi liberi 6, 7 libri sulla pancia

non faceva spazio ad altro/i

 

Ettore con le sue zampe gratta le fughe del basolato

un tesoro sempre nuovo per un mancato appuntamento

 

Potremmo dire che il patto delle stagioni col mondo

è conservato. È finita l’estate e l’autunno avanza:

Superstiti forme di armonia

nel tetro garage della vita-mìdia

 

Ma qualcuno, anche solo camminando

mostra una gloria che ancora ricorda qualcosa

 

L’erba di montagna la stella alpina

il giglio selvatico delle dune salate

ci sono discorsi che la cornacchia non interrompe

né l’intervallo di spazio divide

 

I distributori automatici di soldi hanno sostituito

la vecchia tensione alla felicità:

è più facile trovare parcheggio

parcheggio obitoriale dotato di ogni comfort

cromaticamente anche la scelta è vasta

il resto nella gabbia degli uccelli o in una foto sbiadita

dalla voce del cronista che nemmeno traghetta più

le anime. Stanno già dove non sono

 

Ti hanno arrestato per una pianta di canapa

Ti avevo detto che passavi inosservato

se sodomizzavi un intero popolo del terzo mondo

Ti avevo pure detto che solo il tempo grigio

riesce ad abbellire di fiori l’oblò arrugginito

della lavatrice e della nave

 

Chissà quante papere ora sull’acqua di quelle rogge ofeliche

dentro cui facemmo in tempo a cadere e riemergere

 

È comica la vecchia distinzione dei regni

in buoni, meno buoni e cattivi

Miliardi di uomini incarogniti ne abitano uno solo

dentro cui consumano con le loro zavorre la loro rabbia

 

Un tempo era il sicomoro, ora tacchi 13 con zeppa

Se in nessuno dei casi si vede Dio

nel primo, almeno, gli si era più vicini

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Causa sua o tutto ciò che accade

Sostanza infinita

cosa infinita

sostanza sua

causa sua

causa di se stessa

Non due ma una

Una e infinita

 

Anna, Anna, di’, come fa il gatto?

E la mucca? E la rana?

E quanto bene mi vuoi?

 

(Anna risponde)

 

Prima o poi dice, ritornerà

ci credo solo io

ma prima o poi ritornerà

Il futuro è iscritto nel fuoco

vedere il sangue

bollire nell’oro

Schiuma espansa

Magneti per tende

Paraspifferi

Masciare 

Salicornia lessa limone olio

Sargeniscu seuche rusciuli

Sostanza infinita

cosa infinita

sostanza sua

causa sua

causa di se stessa

Non due ma una

Una e infinita

Non è improbabile che questo gesto

cambi il corso delle cose

Acqua in frigo e geco sui muri

Poiché il bene l’hanno riconosciuto

dalla faccia e la felicità

nel bracciale senegalese

Il vecchio cieco altissimo 

cravatta e lenti nere

cerca il muro con la mano

appoggia il cibo per i 9 gatti

Cabine celesti di S. Cataldo

albergo intatto dismesso abbandonato

tramvia del ’50 poveri corpi stipati felici

verso il mare oh granelli di sabbia

oh formiche oh polvere

Nell’anno del grande ritorno

 

Anna, Anna, di’, come fa il gatto?

E la mucca? E la rana?

E quanto bene mi vuoi?

 

Sostanza infinita

cosa infinita

sostanza sua

causa sua

causa di se stessa

Non due ma una

Una e infinita

Anna ha imparato a pregare

osserva sorride ricorda.

Non risponde più

 

(Grazie a Michele Truglia per la filosofia
al tavolino del bar)

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , | Lascia un commento

Occhi al cielo

20160818_162127.jpg

di Orodè Deoro

I pullman di città portano fino al mare. Attraversano il viale un contrabbasso e una chitarra portati a spalla. A Casalabate campagna e mare si fondono sul trattore del vecchio che allunga all’acqua le barche attraccate a un porto che non c’è. Anche le capre e le pecore dei mesi di mezzo brucano un’erba inesistente. Questo crea la storia, muove le azioni come accade per coloro che vivono. Menù completo euro 12 – notte bianca – pale eoliche mirti gerani via del cedro dell’anice attenzione: zona abitata. Germogliano menta e basilico ma non sarà più questa la casa. Note di piano dal balcone di Sasi inciampano le rondini della Porta sotto la sua finestra. Mentre inviti a non usare la sambuca come clessidra.
Agosto, la tua irredimibile maturità e la mia malinconia. Un ragazzo con camicia di latte all’angolo prima del mare e nella terra arsa lavora la pietra. Fava intera sbucciata o rotta per la notte indovina di S. Giovanni, quando ancora il sole è lungo e le donne domandano la sorte. Lu furastieru, prima e quarta lettera no che non vi dimentico. Per quanto i giganti spazzassero ogni cosa brillante fino a fare freddo il mondo e fare del canto un canto senza voce, ancora il bene lo riconoscevano dalla faccia. L’atleta con l’oro nelle mani pure alza gli occhi al cielo.

***

M. o Corte del Verrio

Mi fasciavi il polso
e a ogni giro di benda
la smorfia diceva
un dolore più tuo che mio
la Corte di Gerusalemme
muoveva piatti inforchettava sughi
le parole mie veloci e le tue sommesse
la trama che ci faceva sani
nell’ordine scomposto, salvi

***

Le pulizie non sono il mio forte lo sai
Eppure tento di ordinare le tue cose non le mie
Acconciarti il letto dove io non dormo più

***

Ti sembra un capriccio di bambina
nei momenti di maggior fretta chiedere
il senso di qualcosa, l’esatta posizione
dell’Isola di Bouvet farti un piccolo racconto
all’improvviso come fosse qualcosa di campale
strapparti la solita risposta sul residuo secco
solo per la smania di trovare in un suono
una parola un gesto il luogo di quella perfezione
che vedevano e chissà se vedevamo.
Ostinati a non vedere più

 

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , , , | 1 commento

La neve, è stata la neve

 

 

Lo specchio da borsetta volato
dalla bici in piena corsa non si è rotto
A questa piccola fortuna rispondi
auspicando i frantumi del retrovisore
un riparo una sintesi uno sguardo
meno malinconico che imiti
l’energia del temporale quando
senza titubanza o nostalgia
chiude il mondo intero in uno scrigno

 

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento
cielo con nuvole e pesce

cielo con nuvole e pesce

 

Di quando i padri abbandonarono il paese
partirono per la terra di cuccagna
Di quando i padri hanno lasciato la terra di cuccagna
e i figli abbandonato la città natale
Di quando figli e padri ritornarono al paese
abbandonarono la città di cuccagna
I figli che abbandonarono la città natale
I figli che abbandonarono il paese
I figli ripartiti per la cuccagna scura e ferro
Di quando i figli sono ritornati

Qual è la casa dei figli dei padri?

***

Ghiotto il vitello grasso per la provincia dal muso storto.
Ghiotto da morto. Come per il maiale non si butta niente.
Provincia fantasma dell’impero d’Oriente e Occidente
l’investitura per nascita o mediocrità
non si eccelle senza tortura

***

Ma i vecchi hanno ombra nelle case
un refrigerio naturale un premio

***

Alle 4 le donne uscivano si arrotondavano
nella fresca cantina a botte di Agata
il rosario coro di api contadine allegre e mistiche

***

Una radio ora da un piano all’altro dei palazzi
un filo arrugginito senza risposta senza ronzio
né ben detta né piena di grazia, 
preghiera vuota

***

Era il 14 senza anelli
la luna cresceva e non c’è niente di orfico o oscuro.
Dici che farai riparare il giroscopio impazzito.

***

Menabrea sambuca1 sambuca2 vodka lemon
vodka secca voilà e via dicendo. Ci mette quasi poco.
Parcheggiare spegnere il cd alzare i finestrini
salutare i cani dai cancelli delle case altrui

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | 3 commenti

Il segreto

 

Cadaveri, foto di Guido Macorini

Cadaveri, di Guido Macorini

 

Nolina la tua pazienza ti avvicina alla luce

è così che non sapendo cresci

*

Sembra dicano sia fatta la tua volontà

ma non lo dicono in verità né lo pensano

semplicemente fanno la sua volontà

*

Il dire per dire il dire stanco

usurate forme lucore sbattezzato

Anche gli occhi si fanno opachi

guardami è lì che ci nascondiamo

il dove per poter rinascere

è evaso dai vocabolari

un bene che la pelle custodisce

e il paesaggio tiene a mente

*

Niente avvicina la saggezza dell’analfabeta

niente che valga la pena, restate sotto i neon

lustrate pagine cravatte nomi noti

Il segreto saprà tenervi lontani

*

Uno dorme e l’altro nella stanza accanto

non fa rumore così tu salvi i fiori morti

che nessuno vuole

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , | 4 commenti

Cocco fresco mandorle fresche

 

Il cuscino è questo cuscino

ne è l’ingordo sonno insonne

la pianta secca se l’astro osteggia la nuca

e la nuvola dice no al bucato pesante

non c’è mano che dia riparo alla polvere

l’eccesso è una misura che va salvaguardata

come i trofei dolci nel freezer da leccare

come il cane nel punto più in ombra della casa

avere in comune almeno un confine meglio se due

la curiosità non basta all’ascoltatore

il pianerottolo geme di dialogo se il baratto non è innato

è chiaro ci hanno tolto la pelle le voci senza corpi

inghiottono ore di terza quarta mano

dal mondo racconti incolore mai spento interruttore

cronaca cronaca questo lupo h 24 divora greggi galline

non ci fa amare trasferiti dall’eroina alla poltrona

dalla chiesa alla tv dalle crociate alle missioni

la pace non sbaglia un colpo signori punta alle tempie

privacy dei sub-ordi-nati sottoposti a comando

un canale per il pianto uno per il disgusto e le risate

se vuoi fare a botte o tifare nella pancia della balena

feudalesimo eterno l’aedo non ha più storie

chi prende iniziativa muore fa molti figli

fa pedina e bersaglio cammina svelta la gazzella nel deserto

le sue gambe lunghe più in là si inginocchiano

gli uomini del Polo sul ghiaccio gli altri al bar ubriachi

pedalano inventano mondi col molto poco rimasto

il poco pane fatto vizzo andato a male o il fecondo pane 

cocco cocco fresco mandorle fresche

 

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento