Tentativi di esaurimento di una stanza chiara

                                                     

                                                a Michele Truglia

Foto del davanzale |

Foto di piatti di pasta |

Foto dell’albero del viale |

Foto di foto di noi |

Registrazioni audio di poesia |

Cuori cani pesci (essere_) |

Gerani rose Dylan i Doors |

Il disegno di Zeno |

La doccia nuova |

Noi decenni fa |

I tuoi versi russi |

I gatti di Biancaneve| Il mio |

Le mie piante| le tue |

Sara la bambina più bella|

Tu in completo chiaro con la pistola|

Tu con la chitarra elettrica |

                                Viale Montenero |

Viale Montenero in inverno|

Viale Montenero in primavera|

                                 Il mondo è tutto ciò che accade, ripeti|

Lo guardiamo da una stanza chiara |

                                 Che il mondo non frequenta |

Lo guardiamo da vetri opachi |

Guardiamo tutto ciò che accade da vetri opachi |

Senza scuse| senza compagnia| senza consolazione |

Guardiamo tutto ciò che accade da vetri opachi |

Di una stanza chiara |

(13 maggio 2021)

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , | 1 commento

Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere, me lo hai insegnato tu.
Parlarti, stare con te, non è mai stato banale, normale. Sei come quei libri o film che ti cambiano la vita, per cui c’è un prima e un dopo. E non è una cosa che accade una volta. Con te è sempre così. Ogni volta che ci si vede. L’ultima volta, a casa mia, ho preso appunti mentre mi parlavi della Russia, di Krusciov, degli Ussari, della Crimea, della Georgia, della Polonia. Pensai che è pura follia prendere appunti mentre uno tra i tuoi pochi cari amici ti parla. Ma siamo fatti così, niente di normale.
Tu per esempio non viaggi, non giri l’Europa. Il tuo mondo i viaggi sono le letture, i racconti della gente per strada, gli sconosciuti dici, quelli che preferisci.
Un nato a sproposito direbbe Svevo, un fuori gregge fuori coro fuori controllo direbbe (ma non dice), la vecchia arcigna disumana noiosa società, il mondo.
Niente politicamente/socialmente/esistenzialmente corretto o conveniente.
Le uniche formule che concepisci sono: “Solo il gatto lo sa” e “Dio pensa”.
A proposito, non ti ho mai chiesto di Dio, del tuo dio. Bastava essere tranquillizzata: Dio pensa! E io mi fidavo e mi fido, il respiro torna calmo.
Mi ronza da giorni: tra Bufalo e locomotiva, la differenza salta agli occhi, la locomotiva ha la strada segnata, il Bufalo, può scartare di lato e cadere. Questo decise la sorte del Bufalo, l’avvenire dei miei baffi e il mio mestiere. […] E mi ricordo infatti un pomeriggio triste. Quante volte l’abbiamo ascoltata. Insieme a “Bene”, a “Santa Lucia”. Il più bravo imitatore di De Gregori.

Un imperdonabile, dice Cristina Campo. Un Poeta puro. Un poeta vero. Uno scomodo. Uno di quelli, pochi, il cui talento o genio è mal tollerato, perché incasellabile inetichettabile. Fuori e oltre ogni schema. Imprevedibile. Inadatto alle classifiche alle vetrine al podio alle parole banali e pressappochiste degli addetti alle patrie lettere o dei lecchini di cui amano circondarsi.

Tu sei sempre stato della razza dei fiori.

Amnistia amnistia o L’angelo Midì, Arcangelo Michele. L’angelo che non sopporta le date, i numeri, che dice di essere trasparente, di non avere organi. “Dentro sono trasparente”. Che combatte con ciò che preferisce tacere. Nessun lamento, nessuna disperazione, mai. Solo parole belle, parole di angeli, fiori, pesci, miracoli. Di rose. Le tue rose.

Qui non c’è posto per gli angeli, Michele. Lo sapevi, lo sappiamo.

E te ne sei andato come per togliere il disturbo, l’impiccio l’impaccio di una presenza diversa e bella, colta e sensibile, inadatta al mondo eppure così comprensiva nei suoi riguardi.

Ordina, pensa bene, se pensi bene parli bene e vivi meglio. Dicevi. Tu misura di tutte le cose belle, in grado di trasformare in bene anche le cose più indicibili e brutte. “E’ tutta letteratura”.

Per il resto, di ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

Tua
I.

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , , , | 5 commenti

La sensibilità ha un corpo

si vede che gli altri lo vedono

attratti poi imbarazzati

si allontanano.

La profondità ha un corpo

si vede che lo vedono

calamitàti abbassano poi lo sguardo.

Il fastidio per qualcosa di indecifrabile

che li porta dove non vogliono

qualcosa che li fa barcollare

come un terremoto.

Quello che abbiamo cercato

ora si disprezza.

Una donna disse:

amo le nuvole più del sole

fu cacciata dal banchetto.

Amara sorte amaro tempo:

dare un cattivo giudizio

sull’ombra delle nuvole.

Ma questo è e questo vediamo.

Sono convinti e la loro convinzione

convince il mondo del loro nulla.

Facci scudo, nuvola, che sono in tanti

e sempre meno sono gli alberi

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento

                                              a Ramon

La colpa arriva prima di dirtelo:

fortuna che ci sono i gatti. Tu ascolti,

entri nell’ anticamera della parola,

nel fumo sospeso della sala d’attesa

di vecchie stazioni di provincia,

l’aria ferma, il silenzio, i gesti ancora lenti

il matto di turno, l’impermeabile,

le sue cantilene, le dita giallissime.

Ti fingi distratto, esamini l’aria

come prima del via al passaggio del treno,

allo sboccio di un fiore: è vero dici,

di certo danno meno dispiaceri.       

 

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento

Le bocce sembrano d’acciaio. Arrivano a terra dopo lanci faticosi, la caduta è un tonfo che allontana gli uccelli. Chiesa bizantina, Santa Maria di Miggiano, chiusa.

I due chiedono dell’apertura al pubblico, se e quando.

Il signore che poco prima aveva lanciato nell’aria di pineta e immobile passato una bestemmia bucando l’aria con un colpo da cacciatore, risponde di esserne il custode, ma che gli dispiace no, non ha con sé le chiavi.

I due continuano a guardarsi attorno, in quel mondo chiuso da una cornice verde bottiglia, mentre gli anziani si allargano salutandosi e si scioglie la compagnia. Forse andranno a bere un bicchiere, i più torneranno a casa, avranno un cane o nipoti, una moglie contenta o no di rivederli.

Una trama vecchia e vivissima da racconto russo coi personaggi ambigui e puri come pini di questa boscaglia su uno sfondo di macerie e apocalisse che non tocca il podere, pervaso com’è di odore di corpi non ancora marci.

(I due pure, scene prima, sono stati in luoghi di vita, voci, storie, tradizioni, appartenenza: un borgo abbandonato e un’ ex manifattura tabacchi)

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è verde-torre-rinalda.jpg
Verde Torre Rinalda

Su un muro di ultime pietre resine polveri cere

su venti di tramontana pollini passaggi di uccelli

voci lontane ostinati cieli, qua e là blu oltremare

lapislazzuli spari vette bianche di Albania

chi sorride a ogni sorpasso si sbraccia commossa

non è bambina, ciao a greggi e pastori

ritornando al paese rifà i passaggi di tutte le catenelle

degli uncinetti dei ricami dei rosari

all’angolo i muratori sono ancora giovani

fischiano, questo abbiamo visto, questo è stato

lettere francobolli suoni di incudine

fuliggini di sera dopo i catechismi, novene

grandi alberi di Natale nelle case abbienti

le vicine tornano dalla campagna mai a mani vuote

strade case piazze quartieri con in grembo il futuro

come l’aria bianca della Besana e solida di anemoni e archi

il pietrisco faceva incerta l’andatura

in quell’opalescenza tiravamo le nostre ragioni

come succo troppo liquido, le mie bruciavano di dubbi,

tu già correvi per le Ande, per la promessa di una fine

più gloriosa di una scrivania e uno sguardo incenerito  


Qui la fontana è nuova, resiste appena Santa Rosa

ogni mattina ti guarda negli occhi mentre passi veloce

ha ancora un crocefisso in mano, forse lo trattiene

al modo di chi ha imparato a trattenere calore nel corpo

come mai ha potuto fare con l’affetto

Ritorniamo a lanciare monetine

come quando la vita era ancora vita

e si sceglieva e le scelte erano feroci

appetiti incontrollabili di cuccioli

le linee tutte intere, 1 Il Creativo e T’ai La Pace

per il Cielo e la Terra ricongiunti

per ordinare e bene amministrare i loro beni

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ambra.jpg

Già era sciolto il nodo di Salomone, questa furia sveglia i più lenti.
Non si raggiunge l’altezza di stormo, banale dado tratto come il male.
Solo greggi armenti alberi gatti prendono gli occhi rifanno il mondo,
con Dio e una campagna senza pretese a intonare armonie perdute.
Tu che dici di lepri su lingue di neve dove non osa né intorbida il linguaggio
indica il sentiero della Madonna del Lago di Alto che solo tu conosci.
Noi, vedi, riusciamo appena a pronunciarne il nome

(Non si raggiunge l’altezza di stormo, ma si raggiungono le rose.
Grazie a Federico Federici che le dona, anche solo pronunciando la toponomastica dei suoi luoghi).

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , | Lascia un commento

Stormi

Stormi, Carovigno 9 gennaio 2022
Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

C’è sempre una ciocca fedele al proprio essere,  

che sfugge al diktat della piastra, del liscio

a ogni costo, dell’esteticamente corretto.

La volpe che la strada attraversa resta lì

come un fatto che lei stessa non vuole

crei clamore. Come il fiato di musicisti

tra le note gonfia di passi muti

i pentagrammi, eppure si racconta

nel silenzio e nel buio di una stanza  

abbia fatto piangere qualcuno

Pubblicato in l'Immobile Afono | Contrassegnato , | Lascia un commento

Novembrine

Silentium

È il melograno che ora ti è padre

non sentono i tuoi lamenti

non vedono il tuo pianto.

Onomastiche conseguenze in affollati

spazi, nei parcheggi sociali.

Ma gioirai te lo prometto

se avrai un gatto per inverno

e un cappotto verde. Anche coi gradi

di questo finto autunno ti giuro

noi lo indosseremo.

***

Un boscaiolo sceglie pezzi di legno. Ha barba chiara e bestemmia. Accanto a lui, in piedi, una donna: metti quercia, voglio pure la quercia! Lui bestemmia, con una voce vecchia e bambina.
Sulle mura del borgo foto dal Vangelo secondo Matteo, Teorema, Il conformista, Novecento, Ultimo tango a Parigi. Depardieu magro, giovanissimo, De Niro.
Quelli che camminando hanno incontrato il boscaiolo, la donna e le foto sui muri, non è dato sapere chi fossero. Né da dove venissero.

Pubblicato in l'Immobile Afono | Lascia un commento