Buonamente

Mondo continua così, buonamente
Che il liutaio prende lo stinco dal macellaio
e lo lavora. Che il liutaio lo lavora
e ne nasce un plettro cosa buona
Lodatelo con cimbali sonori
Nelle polveri tabernacolo nelle piazze
di caramello nei vicoli caldi marini
nelle banlieue ignote alla storia nuova
Basolato che cerbottane del mare animano
Buonamente il liutaio ne fa plettri di mucca
dalle sue mani a quelle di Valerio mani e fili
di cosmo che brucia e lenti ordigni vitrei
Appare appare Sofar corno d’ariete Ligneo
D
a un piano all’altro senza scale
senza ascensore. Cum avibus.
O Sante Le Muse nell’ultimo artiglio caldo
d
i terra ultimo guaito dolce dolce
O razza cartilaginea e la sua uretra
d’ammoniaca: 29 maggio XV, manta velenosa.
E Michela ha perso il sonno ma non l’iphone
e interroga le ore delle notti altrui
e Michela vuole dormire e le sue pasticche
e Michela chiede quante ore la tua notte
e Michela e quanto è durata la tua insonnia
e lormetazepam e le mille e una assenza
di
nostro vivere in formalina. E le pecore
non bastano e i conti manco.
Quanto si può fare e
 tutte le bomboniere
e tutte le marionette e tutto il sangue sverso
e tutto quello che abbiamo intuito   per niente.
Più giù più giù della città d
ove l’uomo ritorna
marino
insegue azzurrini voli in scie in sciami
in paradisi muti. Dove sabbia tacita
ciò che mai corrisponde poiché è più caritatevole
tacere. Dove nasce la preghiera per un tozzo di
c
arne dove nasce la preghiera e vita conduce vita
e vita cammina e vita ama e vita respira vita.
Non nella differita non nel puntino del registro
di sua lunga assenza. Ingiustificata.
E nessuno ne fa le veci se non chi doveva
incarnarla per sé medesimo per suo destino
forma e sostanza. Fili corde pedali respiri sputi
e qui si esce tardi e due tiri e altri due e ceres
e Shuluq e santa Teresa e Santi Medici e poeti
in sale di segale cornuta o nelle mangiatoie
dal cuore conservato buono e pulsante.
Mangiatoie di pomeriggi federiciani
al termine della terra. Di mano in mano
elementari formule scoperchiano tempi e storie
diventiamo pianure infinite senza orizzonte.
Corso Libertini fino alla Maria del Paradiso
e più in là. Sei pieno di maghi mondo
quando guardi e presti ascolto a tua sorella
e tu e lei ritornate sodali e fuori città pare
vada molto meglio.  Scarti rumori
altri demoni aprendo il vaso verticale
nelle danze fuse nella sporta che apre e divide
la rucola che era per casa e non in vendita
ma te ne do un po’ della mia è selvaticissima
come mai ne hai mangiata
E lo scrittoio restava in Francia ma in fretta
mister traslochi lo infilò nel camion
e ora è qui tra noi e i Tao sul tappeto chiaro
nel cuore di una scena senza vento

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2 risposte a Buonamente

  1. Antonio Devicienti ha detto:

    Ammirato e felice della tua scrittura, Ilaria. Un testo tessuto in maniera finissima (allusioni, rimandi, corrispondenze, citazioni) che non pacifica il lettore con la realtà, ma lo spinge a porre domande, a coltivare la propria insonnia, cioè la propria inquietudine e a scorgere davanti a sé sia la bellezza che il dolore. E so che la cosa ti farà piacere: la tua è una scrittura che in maniera infinitamente più convincente di altre continua la ricerca di Verri e quell’apertura zanzottiana, poi, davvero magistrale.

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