fotomanipolazione di Adamo Toma

E poi per far fronte a Ella
già nata a spalle strette strette
chiuse, a stento agìta a corsi
e ricorsi, corridoi di silenzi
galassie di catasti informi
deliziose gravità che pure
immaginavi prensili dall’oblò
dalla pagina che promette tutto,
prima che l’uomo perdesse la presa
il dito che afferra la clava la preda
il giornale la penna l’amore
la fricativa appesa all’addentata vita,
Ella, Ella, 
addentato niente, presa
per sempre persa, far fronte al mostruoso
e santo mondo, sua dislessia sua confusione
da quel lettino aperto che tutti siamo
stati, farci poi a guisa di sorgente
capovolta, in coro in bar in ciancia
in ciarla, cavalieri di malto e di tabacco
nel ben masticare senza fretta pane
e feccia, nel pan per focaccia globale
nella mise en scène di perle ai porci
nella mise en scène globale, all’ideale
nostro offerto poi impiccato all’asse
kebabbaro: pur sempre sorridenti
pur sempre conviviali, chiaro.

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