Mito

Anche le voci che litigano dai televisori oltre il muro sono mito. Infinite.
Le gazze sulla via del ritorno, la campagna d’autunno oscurata per anni. Sul davanzale della casa in vendita un gomitolo. Sono lontanissime le ultime mani che lo hanno afferrato. Lei morta da 3 anni, sola in una grande casa, grande terrazzo, grande panorama verde di qua e di là della strada. Nella camera che doveva essere del sonno restano due abat-jour. C’erano due letti. I numeri in più dell’inizio.

La casa dei 10 indiani che tra poco saranno sfrattati è in via Cerrate Casale. Due in due stanze avvolti in un plaid, mentre gli altri 7 guardano un film bollywoodiano con donne coloratissime e volume alto. Passano da lì tutti gli emigranti di tutti i tempi. Divani e tavolate, padelle e soffritti, quando si sta insieme in una stanza e la sindrome di Moravia è peste che non tocca. Erano allegri in cucina mentre temporeggiavano odori di curcuma curry cipolle. Olii nelle padelle e vestiti sulla scala di ferro. Tra poco tre di loro escono a distribuire rose con strascichi pigolanti no grazie. Rosanna la fioraia, fuori dal negozio e spalle al viale fila e sfila lana o riviste. Mani e pensieri mai annoiati e sogni di attrici e gravidanze milionarie. In un tempo che è sempre stato suo.  O il prato e gli alberi del Galateo abbandonato, lì in un punto preciso si raccoglie un bosco come un pugno fisso, immobile, nessuna previsione meteo lo sgualcisce. Solo i gatti gli si muovono intorno. Come quello sulla piaggio in via Forlanini, lascia il sedile solo per mezzo minuto di coccole e ronfi, poi riattraversa la cancellata e si infila lento nel quadro, insieme al resto.

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2 risposte a Mito

  1. Antonio Devicienti ha detto:

    Ammiro questa tua capacità, Ilaria, di trovare un perfetto equilibrio tra l’urgenza dell’attualità (qui il tema dell’immigrazione, ben noto anche a noi Salentini che in così tanti siamo degli “espatriati”) e il modo tutto tuo, riconoscibile ed originale, di usare il linguaggio, di ri-ancorare il passato al presente e viceversa. Colgo anche l’occasione per ringraziarti del fatto che, in maniera del tutto gratuita, metti a disposizione di chi legge una poesia così alta.

    • leragionidellacqua ha detto:

      Caro Antonio, ombra luminosa e familiare, non ci resta che la gratuità. Praticarla, viverla. Si scenda dagli scaffali, voltiamogli le spalle il più possibile. I passi, i respiri, gli occhi tendono al gratuito. Elemento elementare. Ciò che abbiamo ereditato come fossimo i figli prediletti. La gratuità è necessaria nella tensione a ri.diventare Creature e per combattere il comandamento assoluto del tornaconto.
      E Grazie, su tutto.

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