Continua, nella stretta fuoriesce

insinua pupilla lingua cartilagine

soffio filo soglia unghia

suo sguardo inesaurito nell’attuale

illuso d’averlo smaltito, murato vivo.

Non il crimine compiuto

trionfo della fine, zelo di apocalisse

capodanno perpetuo di troni d’Europa

crumiri di morte. Padroni padroni

non basta, la nostra schiena piegata

non l’ha prosciugato, è qui.

Nel conto di un abecedario di ceci

cenci, acqua alla pianta, solco di terra

disperazione d’internato, silenzio di eremo,

ostinato seguire segni su pentagrammi

ciechi alle vostre fortune            

***

Provincia

Qualcuno pedala, il piede storto

rivolto alla catena nessuno l’ha raddrizzato,

un cane che cane non è ma muro sbrecciato

muove liquide mutanti forme

di giorno in notte, di stagione in stagione,

resiste un ape che non cambia marcia

***

A Nord ci saremmo visti nei parchi

con sciarpe colorate, cappelli, le scarpe basse.

Avremmo salutato carpe e tartarughe

il pony che fa il giro coi bambini.

Le birre al Coccio, al Birillo

per le parole che ci aspettavano

ogni sera ci cambiavano,

ci facevano migliori

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2 risposte a

  1. marforioarsenio ha detto:

    Fotografia molto bella, psichedelica. Mi ricorda un po’ ummagumma dei pinkfloyd ma al contrario, cioè verso l’interno e senza protagonisti apparenti.

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