Non servono

Ti vedo

Appaiatevi, fatevi eterna primavera
vivete, pagine piante quadri.
Tra tutti, i vestiti bianchi e neri
reclamano altro bianco altro nero.
Un eccesso preteso anche il mondo è d’accordo.
Ho perso le unghie non vogliono niente
per acqua e aria non servono.
Inutili come il clavicembalo
nei mattini che facevamo celesti
nei pomeriggi immobili, nel silenzio
nella pece di miniera di certi muri.
La suite per violoncello pretesa lenta
unico discrimine, vallo a dire.
Le cose si danno come sanno
feroci e necessarie emergono
così i libri tra questa e quella casa
pazienti, insofferenti.
Vivere da sempre tra alberi e mare
panchine sedie di bar gradini di chiese
o di stazioni, tra un annuncio e l’altro
cose senza progetto
sgradite alle stanze stabili
utensili di dio invisi al mondo.
Minuterie miserie rabbie di formica.
Tanto poi ci azzittiamo
il giunco non tradisce il mare
la legna lungo il muro
in pezzi piccoli, uguali
con fiducia guarda all’inverno, a noi
tornati gemme, fatti di stagione
respiro incorrotto di una storia invisibile

 

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