L’impero che si tace

 

L’Impero che si tace è la radiografia del mondo muto, ciò che vive nascosto ai vivi.
Cose e insetti, finestre di case abbandonate, attrezzi agricoli, cancelli arrugginiti
di borghi abbandonati. G
iardini e vicoli nascosti di Trieste, Ginevra, Praga, Milano, Parigi, Lubiana, Lecce, Udine, Friburgo, Cividale del Friuli, Alsazia.
Val d’Arzino, Val Resia. Pozzis.

Boschi. Ombre. Neve. Fotografare un fantasma.
Impero delle inesauste provvidenze, fiato di Dio che picciol cosa indica, infiamma di segreti e improvvise vicinanze.
Mondo fatto piccolo. Boule de neige.
Il macro azzittito da traiettorie di formiche, suoni e colori dal mondo vegetale, gesti minimi, esistenze marginali. A Cividale l’uomo nel cortile costruisce la sua bara, il prete rivolge l’andate in pace a una chiesa vuota. Il francescano spala neve a piedi scalzi.
La vita non è il mondo e nell’Impero la vita si impone su di esso.
L’impercettibile come braccio d’Aleph ricongiunge cielo e terra, natura e umanità. Ristabilisce nell’attimo una intemporale cosmica armonia.
Nella seconda sezione, Amnistie, si registrano fatti e voci della vita mentre vive, la vita quando accade. Sgovernata, sgrammaticata. È la strada e non prende fiato: senza padroni, ribelli, ubriachi, folli.
Les analphabètes.

 

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