Eppure siamo stati epica e canto

senza ozio i piedi nei basolati di agosto

su una zattera d’alga per tutta la vita

come Arlecchino dei Sargassi

nostra dura lingua e frutti cardinali

tristi e tenere genealogie

commossi a guardarle

come fossero storie d’altri

le nostre, ordito legami attese

ancora in piedi racconto e lingua madre.

Estate disegno spietato di sangue

nomi voci liti in casa dei padri

romanzi russi in terra senza interlocutori

inevitabilità di genesi e tramandato

karma scomodo qualche salvezza appena

ma sapevamo da dove scappare

cosa volere e cosa no. Il treno quella notte

andò oltre la tua nuova città,

dopo i Pink Floyd dormivi stremato

tra i fumi d’Emilia e la vita goliarda.

Il furetto cercava pace, minata pace,

miraggio, casa d’altri. Quella era guerra

e vita. Ora non continuo, e nemmeno voi.

Spersi e morti, perfino i vostri cognomi

vi sono estranei. Il gatto, appena, ancora.

Il pesce che vola. E poi, dopo.

Dopo i papaveri il mare

dopo il mare la pioggia

dopo la pioggia il bosco. Muti.

 

 

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Una risposta a

  1. Arsenio ha detto:

    Ogni singolo verso una poesia, ok, o quasi, la prima parte io dico sicuramente

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