Lunario

 

Qualcuno confonde ancora nuvole e montagne, si perde in rivoli di mille città ma ne insegue solo una, battesimo senza manette.

Regno di caramelle gommose e liquirizie ignaro di nostalgia e colpa, quel tempo che sapremo durerà a lungo ricorda un pugno di spiccioli bulimici, sciocca rivalsa e nuova condanna del Joker. L’usuraio li riebbe, marchiando a fuoco e per sempre la misura di un valore.

Un inizio invoca un altro inizio, gli si appende in bocca, c’è due senza 3.
Il resto posate e arredi usati, un dolce esilio.

La freccia scoccata nel cuore di Padova arriva dalla terra di confine, da un tremore. Qualcuno nasceva mentre una forza apriva il turchino di Giotto, le trincee di speranza e disperazione, di angeli e demoni. Incostanza. Fortezza.

Non mi trattenete. Vi ho detto che vi porterò con me fino all’ottavo giorno.

Anche gli scarponi restano lì, i passi.
Il picchio pure col suo becco non lascia il tronco.

Ferrara accarezza la testa del giardino che non c’è, uomo pensante, Micol e gli altri, poi spuntoni di chiacchiere e noia, avaro diamante, luce che non dura.

Solo natura ti somiglia poi, ti riguarda. Ossatura dismessa, casolare, cascina, abbaino,
il solito cancello arrugginito.

 

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