Il bosco è fermo

oltre il buio continua a giocare

farsi indovinare vivo.

Un filo giallo al primo vagito

lo guarda, prova un solletico

di medioevo e fiamma.

Risponde un riso senza movenza.

Inaccessibili le celle dei monaci

ma 7 candele cullano la cripta.

Non come i senza talento

qui si cura il mondo muti, nessuna volontà.

Albero del pane che spii dalla fessura

l’abisso di voci mancate.

Gioco, indovino il segno

la distanza dall’acqua

il disegno originale

la mappa dei diamanti che il colpo di dadi 

consegnò al lupo dei tempi.

Perso per eccesso d’amore e stanchezza.

È novembre che intreccia assoluti

riallaccia trame al loro destino

il tempo di un’alba di nebbia

di un pomeriggio brumoso.

Vieni. Conosco la voce senza corpo

caduta dai monti, dai borghi espulsi.

Vieni. Ho ghirlande di perle e bestemmie.

Ai tuoi piedi ho consegnato il mio piacere.

Continuo a vederti. Non chiedi il nome

di chi veglia da sempre.

Hai, come i tarsi, occhi più grandi del cuore.

 

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