luna 33

 

Quando il braccio si allunga al cielo
un ragno scivola dal soffitto alla mano

lucerne agli angoli dei muri muschiati
fiscoli e macine di pietra 3 volte cinti

negli ipogei senza più uomini e animali
salnitri e didascalie di azzardati ospiti

altre vesti per i sussurri dei monaci
le loro celle inamidate a vuoto

fresche pagine che la calce salda
e l’amen vorrebbe liberate

tu sei altrove uomo del sicomoro
allunghi le braccia al solito muro

cibo per tutti mentre tutti avanzano
re che ordina: sedete qui e obbedite

più su la luna ti sfiora la gobba
gli occhiali neri non toccano altro

il tuo giorno in questi pochi passi
lanterna che sei per 4 gatti e un muro

non sai la luce che dai ai miei occhi
il richiamo della tua andatura

fuscello altissimo e leggero
che seguirei fino all’uscio scuro

avresti parole di piombo perfette
non di vento, profumate appena

 

 

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