Un chicco di riso

 


L’ uovo rotto non chiede alle mani
se sono soddisfatte o infastidite
se l’avevano previsto o è capitato

Aveva un modo pressoché uguale
di andare incontro agli addii
battendo i denti e non per il freddo

Stranissima la sua conoscenza
del mondo, annotò prima del congedo
da età dell’oro a età dell’abbandono

Anche il padre in quei giorni le raccontò
della figlia del nobile del paese
i suoi capelli neri e lunghi

fiorivano dalla finestra adagiandosi
per terra, lì dov’è finita una lacrima
mentre ripeteva che era proprio bella

Ma le cose che non guarderai più
non erano pronte all’abbandono
teste di ceramica agavi fiori morti

Da ora gli scorci, gli oggetti più nascosti
torneranno a un sonno indisturbato e greve
Le cose guardate che guardavano

la lumaca dalle spire contrarie
il becco del colibrì adattato al fiore
per raggiungere meglio la corolla

o gli umani dai passi leggeri
i cani dagli occhi sfuggenti
lane di cuscini allargate al sole

Le cose che non guarderai più
non erano pronte all’abbandono
nemmeno un acufene le sveglierà 

Ma Dio è buono dice l’indiana:
quando cerchi nelle tane dei topi
ti fa trovare sempre un chicco di riso

 

 

 

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