Occhi al cielo

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di Orodè Deoro

I pullman di città portano fino al mare. Attraversano il viale un contrabbasso e una chitarra portati a spalla. A Casalabate campagna e mare si fondono sul trattore del vecchio che allunga all’acqua le barche attraccate a un porto che non c’è. Anche le capre e le pecore dei mesi di mezzo brucano un’erba inesistente. Questo crea la storia, muove le azioni come accade per coloro che vivono. Menù completo euro 12 – notte bianca – pale eoliche mirti gerani via del cedro dell’anice attenzione: zona abitata. Germogliano menta e basilico ma non sarà più questa la casa. Note di piano dal balcone di Sasi inciampano le rondini della Porta sotto la sua finestra. Mentre inviti a non usare la sambuca come clessidra.
Agosto, la tua irredimibile maturità e la mia malinconia. Un ragazzo con camicia di latte all’angolo prima del mare e nella terra arsa lavora la pietra. Fava intera sbucciata o rotta per la notte indovina di S. Giovanni, quando ancora il sole è lungo e le donne domandano la sorte. Lu furastieru, prima e quarta lettera no che non vi dimentico. Per quanto i giganti spazzassero ogni cosa brillante fino a fare freddo il mondo e fare del canto un canto senza voce, ancora il bene lo riconoscevano dalla faccia. L’atleta con l’oro nelle mani pure alza gli occhi al cielo.

***

M. o Corte del Verrio

Mi fasciavi il polso
e a ogni giro di benda
la smorfia diceva
un dolore più tuo che mio
la Corte di Gerusalemme
muoveva piatti inforchettava sughi
le parole mie veloci e le tue sommesse
la trama che ci faceva sani
nell’ordine scomposto, salvi

***

Le pulizie non sono il mio forte lo sai
Eppure tento di ordinare le tue cose non le mie
Acconciarti il letto dove io non dormo più

***

Ti sembra un capriccio di bambina
nei momenti di maggior fretta chiedere
il senso di qualcosa, l’esatta posizione
dell’Isola di Bouvet farti un piccolo racconto
all’improvviso come fosse qualcosa di campale
strapparti la solita risposta sul residuo secco
solo per la smania di trovare in un suono
una parola un gesto il luogo di quella perfezione
che vedevano e chissà se vedevamo.
Ostinati a non vedere più

 

 

 

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Una risposta a Occhi al cielo

  1. iole ha detto:

    il viaggio del conto che non torna più.
    se non nel cuore.

    loveiu.

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