Scadenzario

Lo scadenzario non ha i giorni contati

lo sappiamo bene noi due che togliamo polvere

dai busti di carta specchiati sui marmi

i busti e i marmi che la cronaca marcisce

e noi profumiamo, le rose stanno nella gloria incenerita

nei vasi di terracotta, nei trolley mai svuotati

che fingiamo di non vedere virgole di corridoio le voci 

che abbiamo cremato e continuano a parlare 

per l’ansia di un riposo senza frutto

o per i conti del re cacciatore

che a fine corsa rinuncia alla selvaggina.

Lo scadenzario ha la sua eterna giovinezza

aspetta con i palazzi che sorvegliano i nostri

passaggi, le case fisse che nessuna mano sposta

le fiammelle nella cattedrale per la bambina

che gioca all’incenso all’ombra al silenzio

e guarda la giostra da lontano.

L’infanzia ha luoghi sicuri, sicuri i colori nella tela

del pittore, sicura la ruggine nelle cancellate

le immagini dei santi nei mattoni delle case in costruzione

le note impagliate di ballate irlandesi nei saloon

i pizzi all’uncinetto nelle credenze latte e salvia

Per quanto insudicino l’edera sacra e il passaggio di gechi

e lumache non anneriscono l’azzurro delle persiane

le intercapedini dei basolati antichi, i semi della semina eterna

 

 

 

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