Il mondo fece credere inadatto il Principe di Perfezione.
Bucò l’acqua della sua Sapienza Dolce per dividerla nei terreni paludosi
e farne cibo per i molti.

Lei nel sonno di bambina, dita al pianoforte, silenzi e solitudini delle lunghe estati.
I codici aprivano. Preparavano i giorni senza calendario, novilunio taciturno.
Notti bianche e corte, la distanza delle stelle. I numeri dell’Acqua.
Calmo il suo tormento al mondo, così poco indaffarato e scalzo: pioggia di cuori, offerta sacra e prima negazione.
Altri anni e luoghi paralleli li sapevano gemelli, integri nello spazio delle larve, voci morte. Lei non venuta al mondo, alga espansa, contorni incerti per l’ordine dei tempi. Lui incarnata volontà di ciò che è vivo nelle cose morte.
Ritornerà a me, ritornerà nel lago di Silenzio.
Non ho cantato che per la fresca e splendida mattina che tutto ha preceduto

 

***

Paul

Tieni, prendi. Tabacco da fiuto
fata verde, fino a che sarà buona
l’acqua della Senna. Licenzia
la bestia, andiamo oltre.
Tienila stretta questa tregua,
dai pace al respiro, ferma le foglie
impazzite, la ressa, il getto nero.
Ammutolisci i numeri, le sottrazioni,
l’infamia. Taci. Uno due tre.
Taci. Dimentica il sonno indotto,
l’insulina, la vita cancellata e non
dalla gomma dei bambini. Vieni,
accucciati, fatti accarezzare.
Resta

 

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