Il mio Carso

 

Fotografia di Guido Macorini

Fotografia di Guido Macorini

 

L’alfabeto cuce nomi sconosciuti

di un mondo che è e rimane

c’era e in una voce sopravvive

diorami animati di polveri numeri

liquidi minerali attese prove

silenzi e zolfo pietra dell’orlo

e di confine, per la resa mai prevista

mai paga dell’oscura camera

della carsica creatura, bianco e nero

bianco e nero, di questo e altri mondi

heimat home heim patrie, di questo

e altri imperi, di rocce e monti

da scalare con o senza imbracatura.

Stelle, numeri primi, sole, matite

grattugiate, magnesio e vinavil

poi spalmare. Da dove vieni creatura

d’altopiano, la rima che pure ti riesce

quando chiosi e sentenzi dopo il botto

delle supernove: vedi, è semplice,

moriremo di freddo e rassegnazione

 

 

 

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