8 gennaio XVI

Anche stando sulla soglia non si vede nulla.
Il clown è in fondo alla sala scura.
Anche stando in punta di piedi non si vede. C’è Otto al centro della soglia, lui è alto. Tutti ridono ridono, arrivano musiche di Francia e Vienna, fisarmoniche e carillon.
Il teatrino è pieno, qualcuno allunga gli occhi li spinge, cerca di superare gli altri corpi ma non ce la fa. Chi è dentro ride, ride e applaude, commenta ad alta voce, grida bravo!
Chi è fuori ha un’aria spaesata, di chi deve indovinare i motivi della risata, i gesti, accenna per cordialità a un sorriso, quasi si vergogna di non poter partecipare. Riprova a entrare, ma niente.

Una donna chiede alla spalla di fronte: c’è posto? Qualcuno risponde sì, uno o due. Ma nessuno si muove, si sposta.
Resta chi è già dentro e tiene con forza il posto.

Fuori un angelo parla di ritratti, incisioni. Che il segno si dà una volta per tutte e non c’è gomma che possa cancellarlo. Mai. Giancarlo e le sue matite parla di haiku e neve mentre da dentro viene uno scoppio. Ci voltiamo e riusciamo a vedere petali rossi e coriandoli sparati in alto. Riusciamo a vederli

Qualcuno ha coinvolto i restati fuori. Qualcuno ha immaginato un finale anche per chi non c’era.

 

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3 risposte a 8 gennaio XVI

  1. iole ha detto:

    sai fare queste cose: che tutto diventa magia. anche la solitudine l’ala di chi sta fermo o di chi sbracciandosi ci prova.

  2. leragionidellacqua ha detto:

    Iole, mi fai pensare al ragazzo di neve vento e grano: “Quando il mondo non sarà più che un bosco nero per i nostri quattro occhi stupiti, – una spiaggia per due fanciulli fedeli, – una casa musicale per la nostra luminosa simpatia, – io ti troverò.”
    Che l’ala trovi il suo plurale, cara Iole.

  3. Giorgio Galli ha detto:

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    “Qualcuno ha immaginato un finale anche per chi non c’era”. E c’è più crudeltà nello sguardo di un neonato, più magia nello sguardo di un disabile, più attesa del miracolo in un profugo che ha perso tutto. Qualcuno ha immaginato il suo finale per chi non c’era.

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