La polvere sull’asse della sedia
nel conservatorio di sant’Anna.
Sottile immobile tronco di palma
che la porta intravede dal cortile.
Gli sguardi lisci delle cose, senza
crepe, senza distrazioni. Così
la pelle di certi visi boreali
trattiene l’infanzia della neve.
Un silenzio mai stanco transita,
trova eredi, sa dove far riposare
il suo cespo vivo

 

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3 risposte a

  1. Giorgio Galli ha detto:

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    La parola di Ilaria è una parola-dialogo: torna sulla sua Lecce, sui luoghi vissuti e rivissuti, su coordinate non solo spaziali, e non si relaziona solo alle altre parole, ma alle cose: si espande in un universo di oggetti e di affetti, un universo brulicante di vite morti case, di axis mundi di cui solo lei possiede la formula magica. La sua forza non è solo quella tradizionale del poeta che intaglia la sua parola fino a farne una cosa -un’arma tanto più fine quanto è più gentile: è anche nel rapporto con l’al di là della parola -e con l’al di qua, col silenzio; come certi compositori del Novecento, da Janacek a Xenakis a Varese ad Ives, si fanno forti del loro rapporto con l’Oltremusica, col suono e il rumore, Ilaria prolunga la sua parola verso il mondo, verso la vita nel suo senso più ricco e meno abusivo, e ne fa coriandoli o lapilli, o ninna nanne di madri, o immagini impresse su una retina cosmica, e che gradatamente sfumano…

  2. leragionidellacqua ha detto:

    Grazie Giorgio, coinquilino di queste parole-mondo

  3. almerighi ha detto:

    poesia senza crepe e senza distrazioni

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