Arcano

 

La terra che il nostro silenzio germoglia
gonfia pance di madri, lune, pozzanghere,
laghi, canestri di vulcani. Palmo a palmo
abitato vuoto, palmo a palmo misurato
lodato cantato. Dopo che fu svelato l’arcano
è la bocca di bocca vuota a intonare l’inno,
incendia di stoppie celesti la campagna
cumuli di alloro ulivi mirti lo abitano, legano
con incensi e braccia di infanti questa distanza
e l’altra, un silenzio e l’altro. Morte intenzioni
abbigliate tutto come se nessuna fine mai.
È stato detto, infatti: venite dalle rose

 

 

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