Lettera

Esistono creature che conservano. Custodiscono e coltivano pagine, cartelle e schede, infilano fogli al nome che gli corrisponde, archiviano, nominano, ordinano.
Tengono. Tengono non per tenere ma per dare al mondo. Dare (alla) vita. Per quando l’orizzonte si avvicina, e oltre. Madri di figli mai avuti, soffiano nel vento senza tempo un futuro promesso alla neve e ai ciliegi. Sanno bene di cosa parlano. Sanno cosa custodiscono.
Ci sono creature che hanno in casa, sullo scrittoio, buste da lettera e scrivono indirizzi a cui affidano messaggi, usando quella cosa che è la calligrafia. Irrintracciabile sorella.
Come ricevere una carezza dopo vent’anni di esilio della pelle.
Come ricevere un bacio dopo una lunga prigionia. Arrivano pagine e parole bianchissime.

Esistono creature che prendono sulle spalle l’insonnia di un altro. E la alleggeriscono.
Ultima decade del decimo mese e ultima decade del penultimo. Parole bianchissime, le porta il postino. Destino. Destinatari. Arrivano da un nord mediterraneo e anarchico e da un altro di confine. Parentele che il sangue non imprigiona. Parentele espanse, libere. Ancora una volta, gratuità. Ancora e sempre, gratuità.
Un destino che abbraccia punti cardinali lontanissimi e li tiene in uno scrigno di perline di bimba. Piccolo piccolo scrigno. Per cose così grandi.
Consideratevi benedetti, se oltre ad avere una casa, una famiglia, da mangiare, avete amici che vi scrivono, vi dedicano tempo e parole. Sia che siate soli, esiliati, persi, sia che non lo siate, loro saranno sempre, per voi, una casa. Per un attimo o per sempre non sarete ein Fremdes auf Erden, uno straniero sulla terra.

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4 risposte a Lettera

  1. Antonio Devicienti ha detto:

    Quanta bellezza e consolazione! Grazie per queste parole, Ilaria, così necessarie. E un saluto, attraverso di te, anche a Marco.

  2. iole ha detto:

    preziosa scrittura, preziosa come l’acqua il sole gli alberi. che non abbastanza sappiamo quanto.

  3. GianfrancoCavaliere ha detto:

    e benedetta sii tu che m’hai offerto le parole, ch’io non avrei avuto, da offrire all’amica ottantenne che ancora, ultima, m’ha sorpreso con una rara busta gonfia di mie antiche parole scordate.

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