Antonia

Vi dico dei mondi esplorati con altri occhi. Le geografie nella tasca, dietro l’angolo, a giri di ruota e vicoli, a forze che devono incontrarsi, a odore di lavanda tra Belloluogo e il cimitero quando ti accorgi che non fa paura camminare al buio.

Geografie nella tasca, olfatto, caleidoscopio dei giorni. Se vi dico che basta cambiare piano, scendere a terra senza ascensore. Può bastare.

Antonia chiude la porta mentre cammino, non ricordo il modo che ha trovato per trattenermi. È stato efficace. Ha una camicia aperta bianca su un vestito blu e un foulard che le copre il collo stretto.

I capelli raccolti, cerchio di presenza senza radici, bianca, leggera. -Vieni ti faccio vedere dove abito. Vieni, ti faccio vedere i miei cassetti. -Studi? Sai quanti anni ho? Ti basti sapere che ho un figlio di 65 anni.

Guarda, guarda come sono ordinata. Impara! La donna che mi fa compagnia vuole fare i servizi ma io la anticipo sempre. A me basta che dorma qui, che stia con me la notte. Sì, speriamo resterai qui. Sappi che questa è una città che dà, non prende.

Sono di famiglia nobile ma questo non importa, importa solo la carità cristiana, l’amore.

A Roma abitavo vicino a Villa Ada. Apri, apri quel cassetto, fallo tu, forza non temere! Prendi quel faldone, è pieno di lettere. Anche lui me ne scriveva tante, è mio figlio, amava chiamarmi per nome, guarda qui cosa mi scrive… mi ha lasciata a 17 anni. Beh, la vita è anche… Guarda, guarda queste lenzuola, ho finito di ricamarle 15 giorni fa. Ma certo che è vero, devi crederci! Bisogna farle queste cose, saperle, e bisogna essere ordinati. Apri il frigo, guarda com’è ordinato, pulito. Impara!

Ahhh, mio marito? È morto 15 anni fa. Non era un uomo molto di parola. Mi diceva che non avrebbe più giocato e invece continuava a tornare a casa alle 5, alle 6 di mattina e si avvicinava… Ma erano schiaffi, bella mia, altroché, perché io invece sono di parola, e non mi piaceva stare sola mentre lui si divertiva. Don Checco – eravamo a Otranto – veniva a dirmi di cenare perché ad aspettare il mio uomo non ci ricavavo nulla. Vai a casa mi diceva, e mangia: per ora non torna…

Ahhh, che gran bel ragazzo è Don Checco! – Ma se n’è andato da tempo, signora Antonia! – Sì, sì, lo so… Tutti se ne sono andati, e che vuoi farci. Però è proprio bello Don Checco, è proprio un bel ragazzo.

Sei bianca, bianca, forse trasparente, leggera, una beatitudine, formula di un DNA magico, unico.

Mi guardi mi leggi, decifri – Ecco, figlia mia, di me direi che sono bianca, bianca, non ho segreti, sono franca. Bianca. Ma tu impara e vienimi a trovare. Ci sono se hai bisogno, ricordatelo.

Ah, scusa, ma quell’editore lo conosci? Digli di me. Digli che vorrei scrivere un romanzo sulle nostre storie, anche quelle che vorrebbe si tacessero.

E ride, ride, di un sorriso che si apre piano. Così i gesti, il passo. Cammina dritta e leggera, più leggera dell’aria, di questo scirocco. Leggera. Bianca. Pulita. Antonia, 13 giugno del ’22, arrivata come arrivano i soffioni il 4° giorno dell’ottavo mese.

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