Amnistia amnistia o Rabarbaro

1953 Parigi, terrazzo dell’Hôtel d’Orléans, rue des Écoles. Paul Paul Paul che impallini il cielo con sue stesse frecce. Inghiottire e defecare il mondo. Mirabeau. Agnello di dio. A Dio.
Cerises 2015. Rhubarbe 05. 2015. Prendi la Lecce-Monteroni, sempre dritto, anche al bivio, dritto. Benzinaio IP a sinistra 100 metri dopo.
Ci sei stato per 5 anni e arrivo solo ora che la stai lasciando. Ora che è vuota e restano solo due bicchieri e due ¾ mentre fronteggiamo armati questo dolcissimo veleno dei giorni, stare mai a casa mai nessuna e tutte e i quadri che restano e le macchie d’umido e le ceramiche.
La disciplina del ritardo è un fatto innato e l’anima non ce la strapperanno col più luccicante sortilegio.
Dalla finestra si vede l’uomo con la macchina da scrivere e il fumo, io ci vedo solo una mano grande che lo tiene. Nostra signora del ritardo in un via vai di conte di gatti al cimitero o ferri alla villa. Venere in pesci e il morso che spezza. In una strozzatura o storpiatura, come la forma che prendono le labbra quando certi tipi spiano le spalle e non il cuore e se ne fa pessima merce da racconto o leggenda. Quella chiacchiera che scivola veloce e senza ostacoli per fare di tutto una gran buccia di banana a cui si immola la vita di molti per esempio.

E lui non c’è. E lui non vi vede, semplicemente.

Anarchici che il tempo trasforma nei peggiori padroni. Come se niente fosse la ruspa del tempo, il cuore, l’essersi visti amati incontrati. Come fossimo più pregevoli di quello che siamo, più eterni, più in gamba delle così evidenti nostre comiche claudicazie.
Gioia invece dice che porta fortuna spingersi sull’Adriatico in determinate sere d’estate, poi ti prende il cuore lo lecca ti dice che il magazzino con le armi spuntate è sempre aperto e lì si ficcano i sogni che riempiono di pastis i bicchieri della sera.
Come aver sentito, il 15 luglio ’15: gli scarafaggi mangiano la merda dei piccioni. Esistenzialisti post-mondo post-vita. Post. Esistenzialisti senza esistenza. Come gli innamorati senza un nome le mani.
Ho visto porte per le rondini, il Santo a fior di naso, i pipistrelli, armoniche e tasti voraci puntare e attraversare i cieli quasi dentro le mura. Giusto un po’ di fortuna.” La tua voracità e il mio ritardo la tua fretta cieca e il mio millennio disabile. Ognuno millanta come può. Vedi che è anche questa la vita, sai? Ricorda Oro. [Legata da nessuna parte legata a nessun palo legata a me stessa, dice austera la bicicletta].

Rhubarbe et Cerises

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Una risposta a Amnistia amnistia o Rabarbaro

  1. Giorgio Galli ha detto:

    “la tua fretta cieca e il mio millennio disabile…”!

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