Sud/Est

un passo dopo l'alba

un passo dopo l’alba

Le donne dei paesi celesti e sabbia, quelle delle due del pomeriggio, filavano dialoghi tra mani e acqua, poi bussavano altre porte per lasciare asciugare il pavimento.
Spesso portavano ferri per lavorare a maglia o all’uncinetto. Quelle dell’est, a quell’ora, fumano sigarette nelle piccole piazze, su altalene le più giovani, sulle panchine al telefono le altre. E’ sempre acqua profumata e lecca la memoria, mentre radio lontane e voci accordate di siesta, dai terrazzi aperti registrano il finale della storia, l’oro impagliato dell’infanzia, la bugia dei tarli, il vuoto a perdere, il catrame sfocato di azzurri stagni.

 

 

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7 risposte a Sud/Est

  1. Antonio Devicienti ha detto:

    Riconosco il nostro Sud/Est della mia infanzia, con quelli che a me piace chiamare i “riti” del pomeriggio estivo e che all’orecchio di un bambino erano dolci e tranquillizzanti; cogli molto bene un aspetto nuovo di questa nostra “periferia infinita”: l’Est è, oggi, anche tutte quelle coraggiose donne moldave, polacche, bielorusse che vengono fin qui a lavorare. E il finale della storia riguarda solo le terre di Sud/Est o l’intera Europa?

  2. leragionidellacqua ha detto:

    periferia infinita, centro assoluto: prime tracce, occhi sulla prima estate. la vita nella sua primizia eterna, eterna promessa. prima che sia tradita, convertita al mondo. tramestii di colori e suoni su orizzonti ondulati del sud, delle Americhe, dell’Armenia, dell’Africa, dell’Australia, del paese non ancora atterrato sulle cartine geografiche. mai atterrerà. quei morsi d’ambra sfocati, Antonio, dentro cui galleggia sorda ai disegni del mondo una felicità senza nome senza intenzioni né volontà. lontanissimi dai conti di servi e servette e banche e dicktat europei. morso d’ambra sfocato dentro cui tutto è intatto. molto più in alto dei punti cardinali, dei confini, di quelle cose asservite al capriccio umano. no, il potere non c’entra, al massimo una voce saturnina dà per sbaglio notizie alla radio.

  3. Giorgio Galli ha detto:

    Mi ero posto la domanda di Antonio, e mi ero dato la tua risposta. Ma non me l’ero data così. Così come tu hai scritto, Ilaria, è un’altra poesia.

  4. Giorgio Galli ha detto:

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    Un momento eternato. Un momento d’infanzia, o meglio dell’Infanzia, della primavera senza fine che è di tutti i tempi e tutti i luoghi, quelli fuori dalle cartine geografiche, quelli che non sono centri di potere e che il potere non lo conoscono. Scrive Ilaria Seclì in un commento: “periferia infinita, centro assoluto: prime tracce, occhi sulla prima estate. la vita nella sua primizia eterna, eterna promessa. prima che sia tradita, convertita al mondo. tramestii di colori e suoni su orizzonti ondulati del sud, delle Americhe, dell’Armenia, dell’Africa, dell’Australia, del paese non ancora atterrato sulle cartine geografiche.” E il suo commento è come un’altra poesia.

  5. Pingback: “Sud/Est”, di Ilaria Seclì | La lanterna del pescatore

  6. Pingback: “Lettera (piccola impronta del prossimo libro)” di Ilaria Seclì – La lanterna del pescatore

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