Lo re Le Gioie I resti di Bisanzio

Bisanzio

I resti di Bisanzio. Foto di Gioia Perrone

Tuo bianco di banda e giglio. Gioia. Mandorlo e Giappone. In the mood for love e i capelli raccolti e l’onda dei monsoni. La vita ci accompagna allegra mentre la bendiamo con un prosecco. È contenta. Miglior sorte la sua. Un inglese la darebbe al suo ombrello e non è cavalleresco, e nemmeno divertente.

Tanto poi parliamo sempre di lei, sorella sposa nemica complice. Strega, fata. Quella trappola preferita, monella, ferita.

Da lì la conta più riuscita a nascondino. Sperare ci prenda e sfuggirla anche, per quei brividi strani.

Sequestri e abbandoni. Sequestri e abbandoni. Tu irrompi sempre senza anticipo, non come le rondini. Dal 10 al 18 del terzo mese, e non si scappa. No, tu no. Arrivi come il tuono di Vivaldi o con un secco colpo di fiati.

Poi dobbiamo tracannare veloce veloce. La casa le cose il lavoro i resti di Bisanzio. E darci e dirci, in un attimo l’oceano nel secchiello. E no che non la facciamo penetrare nella nostra vita… E no che non scriviamo se poi tutto si dilegua… E sì che questa luce e la paura. Ma è questo il gioco, è chiaro. Apparire scomparire. Il tempo di una conta alla corteccia, di una corsa, mosca cieca, l’intemporale tempo dei millenni, delle cose. Date eterne le mai del tutto nate. O nate in tutto e infinite. I resti di Bisanzio. Taniche e benzina, le camerette intatte, si sfrena fuori l’impagliato dentro. I pranzi muti come i santi nei graffiti. Tutto fatto salvo, così scomposto e oro. Dato al mondo ma per sbaglio.

È altro il regno destinato. Ma è questo l’esatto spazio. Vedi in quanti siamo? Proprio tanti anche se dispersi. Un esercito di santi. Noi e le nostre collanine di perle colorate e la neve sui ciliegi. Assalti. Assalti. Tanti.

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Una risposta a Lo re Le Gioie I resti di Bisanzio

  1. iole ha detto:

    forse la tua cifra doc, quella in cui meglio fiorisce la tua anima bella, questo passo lento e svelto insieme, lungo calzante che scopre strade paesaggi volti rilucendoli pieni.

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