Foto e luoghi di Paolo Fichera

Foto e luoghi di Paolo Fichera

Per spasmo di necessità parola fatta carne. Animato schizzo, monti e acqua. Valli innevate e fantasmi cari scuciti da bruma e versi, strappati alla carta, al sogno, fino all’umido mondo, estinto mondo. Silenzi e fuochi. Attrezzi, cascine, paglia e zolfo, cinghiali e picchi. Mani e pane. Devozione a fatto di natura, obbedienza al giorno e amen. Misura di stagione per il metro di opere e pensieri. Nel midollo dell’uomo. Nel midollo dell’uomo non ancora allontanato. Sentieri e sentieri fino al borgo senza schiavi. Non chiamatemi più straniera. Sono qui in avanzo di presenza e senza volontà. Come tizzoni eravamo. Abbeveratoi, funghi, nel principio caldo delle cose, caldo immobile moto delle cose. Accade. Umida pietra e verde, legno che s’infiamma, asso di denari, tre di spade, unico fare. Un poker di traverso, una giuggiola nel brodo e il gioco stava per finire. Bisogna meritarsi tutto questo. Trave che vive, passo che risponde a passo, legno. Da un destino all’altro, da un nome all’altro. Tutti i venti e i punti in un fazzoletto. Eravamo il collegio del mondo fuori da sua peste. Un fatto stato ma lontano, un fatto incorniciato, dato al muro. Sacro.

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