Sappiate che fingiamo

Sappiate che fingiamo. Fingiamo di capire le vostre parole. Fingiamo di accettare la vostra logica, i vostri meccanismi. Antefatti tirocini addestramenti. Fingiamo di capire. Fingiamo. Esattori di tempo e vite. Di libertà. Dovevamo preservarci. A tutti i costi dovevamo preservarci, ma non ci siamo riusciti. Il mondo sposta anche i detriti più forti e pesanti. È fatto così, una frana senza grazia inelegante cieca insensata trascina e inghiotte tutto. Dovevamo preservarci. Dire subito che quelle parole non erano le nostre, quelle graduatorie per l’inferno, chiamate, nomi e numeri, numeri nomi deportazioni. Quei patti tra reggenti che fingono interesse. Pedine pedine pedine, animali da trincea votati alla fine, fine per sfinimento. Lo sapevamo e ci siamo infilati interi, come per darci contezza e conferma dell’orribile del mondo, sue pratiche, sua attitudine a cooptare schiavi e schiavi, morti che camminano, creature sfinite da loop di soste, entrate e uscite infinite nei corridoi anemici, lividi, marci. Sindacati. Dove le partite sono già giocate, i risultati conosciuti prima del gioco, prima di ogni calcolo. Ho visto persone diventare animali commerciali. I deportati bianchi del terzo millennio, gli sradicati, appena arrivati per due soldi nelle terre fertili, ammazzano solitudine e smarrimento, comprando. Comprano. Le donne dell’est fumano e telefonano, gli animali commerciali comprano. Profumerie, telefonie, borserie, scarperie, intimerie. Animali commerciali, tasche da svuotare per economie colonizzatrici. ‘Ntoni è vivo. ‘Ntoni parte sempre per la leva militare. E la barca affonda per quella legge che vuole vinti i vinti, coi loro comici lupini. Ancora e ancora. Prego, fate pure. In fondo, per un lavoro si fa questo e altro. L’affitto, nelle terre nuove, è altissimo, quasi inversamente proporzionale alla metratura. Nelle nuove terre 20 metri quadrati a 700 e più euri. Nelle nuove terre. Expo2015 e le mortifere sorti e progressive. Ma che vuoi, che vuoi farci, è questa la vita. Per sperare di restare devi frequentare corsi e storielle varie a suon di mila euri. Anche per l’iscrizione c’è un signor bollettino da 150 euri. Compilalo. Pagalo. È il mondo, bellezza. E le cose vanno così. Prendere o lasciare. Voi però sappiate che fingiamo. E dietro un sorriso, sappiate, vi malediciamo.

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4 risposte a Sappiate che fingiamo

  1. Pingback: In un’aula di Liceo | Via Lepsius

  2. leragionidellacqua ha detto:

    Pochissimo dopo, in un soffio anche cortissimo, il mondo spazza via tutto. Ma parlo solo per i “vinti”, i non redenti. Quelli con le spalle scopertissime. Per gli altri c’è sempre qualche scampo. Detto ciò, auguro a tutti gli abitanti dell’età bella di incontrare professori come te, Antonio e come quelli che ho incontrato io, Antonio Romano e Gino Pisanò.

    • Antonio Devicienti ha detto:

      Ed io non dimenticherò mai il mio professore di greco e latino al Liceo Capece di Maglie, Claudio Micolano (per questo ho immaginato un professore di queste discipline – ma, insegnando io tedesco, ho la fortuna di poter parlare ancora di poesia e di letteratura con i miei ragazzi e mi illudo di riuscire a lasciare qualche traccia in loro come il mio insegnante ha fatto con me). E mi auguro che i nostri studenti abbiano la forza di combattere anche per i “vinti”, per quelli che hanno le spalle scopertissime, come giustamente osservi tu, Ilaria.

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