Non ditelo ai bambini

Oppure non guarderemo più in faccia i nostri figli. E i nostri nati torceranno il viso da noi. Considerate. Deportati. Sradicati. Interrotti. Volontà di pochi a danno dei molti. Interessi. Money money money.
Se vogliamo continuare a guardare i nostri bambini negli occhi, dobbiamo fermarli. Lo gridano in tanti, la voce di Ivano si rompe.
La cura più velenosa della malattia. La terapia avvelena, il profitto avvelena e condanna. O questo o quello. O salute o lavoro.
Dei diritti se ne parlerà a teatro, più tardi, o al cinema. Saranno citati su stanchi e anemici depliants nell’anniversario stanco e anemico dei diritti del cittadino o del bambino. A scuola se ne parlerà sicuramente. Può bastare. Fatevelo bastare, dicono. Non siate patetici, non fate richieste estreme, non è tempo. Bisogna accontentarsi, rassegnarsi. Scegliere il male minore.
Magari costruiranno resort, molti resort, campi da golf magari, piscine, parcheggi, centri commerciali. Intanto, pioggia di pesticidi. Ci mancava. Dallo Jonio all’Adriatico, da Leuca a Lecce. Mangiatene tutti. Bevetene.
Courage! Ma non ditelo ai bambini, vi prego, o capiranno che mondo è questo. Non diteglielo. Lo scopriranno. Facciamo che vivano in pace almeno quel po’ di paradiso politico che ci è concesso. Come quel 6 nei tempi d’oro delle occupazioni. Prima degli altarini, degli inguacchi, delle connivenze. Prima delle multinazionali.
Prima delle cose che vanno come vanno. Da maggio, e per decreto regionale. Vendola se ci sei batti un colpo, ma non di grazia, grazie. Non c’è, prego. Maggio, Madonna della Coltura. Madonna Agricoltura. Ora pro nobis. Quale coltura senza ulivi. Quale cultura. Quale storia. Quale economia.
Parlavate dal finestrino del treno e già sibilavano voci familiari. L’attesa si faceva stringente, acuta, soffocava proprio alla fine del viaggio.
Sempre voi i primi a salutare. Qualcuno cantava felice e impaziente: l’arbuli te ulia, l’arbuli te ulia! Ci nu toccu, quandu se rria? Maggio. Pioggia di pesticidi. Imidacloprid, Buprofezis, Dimetoato, Deltametrina, Lambda cialotrina, Etofenprox e Clorpirifos metile. Bombardamenti atomici bombardamenti chimici. Sì, sto quasi esagerando. Morti veloci morti lente. 6 agosto 1945 ore 8:15. Ci mancava. Imidacloprid, Buprofezis, Dimetoato, Deltametrina…
I nomi degli orchi del terzo millennio sono spaventosi. Vi prego, anche questi, nascondeteli ai bambini o finiranno ogni notte nel vostro letto terrorizzati. (Considerate se questo è un uomo). Undicesimo comandamento: combattere mammona, i suoi paladini, le sue strategie criminali. Undicesimo comandamento: salvaguardare la Casa accudire la Terra. Tutta quella fuori dal vostro civico, dal vostro televisore o schermo. È tanta. E fragile. È l’unico patrimonio che abbiamo.
Unica eredità. Quella dei vostri figli e dei nipoti, dei figli dei vostri figli.
Nient’altro ha valore senza questa priorità. Perché senza questa priorità non c’è vita. Già numeri e percentuali mettono più che ansia. Non mettiamoci il carico. Non è una partita a briscola. Ma una partita a scacchi sì, settimo sigillo, partita con la morte.
A lei non serve sapere, si sa. A noi serve preservare, curare, tenere, proteggere. VIVERE. [Ve lo prometto, vi giuro che vi guarderò più spesso. Anzi, sempre, sempre. Vi dirò che siete belli, lucori di goccia al sole che acceca. Non betulle, abeti di favole e montagne, no, siete belli voi, voi, argentate chiome, olio sul pane della nonna, oro. Lari. Lari. Non abbandonateci. Si scuce il nome dalla carne, il sangue dalle vene. L’amore fa miracoli. Verrà maggio e starete meglio, rinascerete. Lo vogliamo tutti, guardate, sentite. Almeno tutti gli abitanti di questa terra. I contadini sanno, useranno calce, rimedio antico, altro che mostri. La terra ha medicine per ogni malanno, il resto è del diavolo. Questa terra strana che troppo fa parlare di sé. Qualcuno ne è ghiotto. Sarà questo? Sarà che vogliono ancora colonizzarla? Resort e resort per divi e miliardari? Defenestrati i Lari, defenestrate le statue vive e sacre. Terrorismo a terrorismo. Uno bieco e l’altro subdolo. Come violare culle, prosciugare mari, piallare montagne. Ma non temete, non preoccupatevi, ci siamo noi. Vi amiamo. Ieri in piazza dicevano dovranno passare sul nostro cadavere. Sì, è gente che lo fa. Non molla. Vi amiamo, non vi abbandoniamo. State tranquilli. Vi guarderemo e vi cureremo con l’amore. L’amore fa miracoli e vi salverà]. Amore e cura. Amore e attenzione. I vostri 30 denari per la vita. Più di 30 sì. E molte più di 30 le vite in gioco. Le prigioni sono orfane di assassini. Perché il mondo è pieno di assassini che hanno le mani pulite. Non ditelo ai vostri figli, non ditelo ai bambini. O penseranno che i malvagi non sono più riconoscibili, e verranno nel vostro letto, terrorizzati. E non si fideranno più di nessuno. Maggio. Pioggia di pesticidi per decreto regionale. Imidacloprid, Buprofezis, Dimetoato, Deltametrina, Lambda cialotrina, Etofenprox e Clorpirifos metile. [Proprio ora che ho imparato ad amarti. Proprio ora che ho scelto te. Terra secca e rossa, orfana di fiumi. Proprio te. Stavi diventando una principessa ed ecco spuntare l’orco. Ci risiamo! Sempre la stessa storia. L’unica cosa che lega favola a realtà. Abbiamo già tanti orchi nelle falde acquifere. Tanti nell’aria. Giocate a hai fatto 30 e fai 31? Non è un bel gioco]. [Ma voi siete belli, ulivi. Ce lo ricorderemo più spesso, ve lo promettiamo. Voi, oro a tavola, ambrosia, nettare degli umani in terra magica. Siete belli, eserciti donchisciottiani di diamanti al sole. Vi cureremo. A maggio sarete bellissimi. A maggio sarete sani]

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6 risposte a Non ditelo ai bambini

  1. Pingback: Non ditelo ai bambini (di Ilaria Seclì) | Via Lepsius

  2. Antonio Devicienti ha detto:

    Un abbraccio fortissimo (da Salentino a Salentina) e un grazie immenso, Ilaria.

  3. angela palmitesta ha detto:

    Dall’isola di Zante , conosciuta in Italia per essere il luogo natio del grande Foscolo ma conosciuta in Grecia altresì come una delle zone col più alto tasso di produzione pro capite di olio, accogliamo con grande sgomento e compassione queste notizie inquietanti .
    Negli ultimi due anni la produzione locale ha subito una deflessione preoccupante a causa della devastante ” mosca dell’olivo”.
    Forse pochi sanno che una rara specie di pipistrello ha come habitat ideale gli uliveti delle zone colpite e, diventando meno “raro”, potrebbe ridurre la popolazione dei fitofagi incriminati.
    La natura è un cerchio perfetto: i soldi e il potere sono la solita, schifosa μουτζούρα*.

    * dal greco: scarabocchio.

  4. Giorgio Galli ha detto:

    L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    Un appello torrenziale, una raffica d’amore e d’indignazione che piove sull’orrore del pianeta. Bombe d’amore e di vita, parole gentili come armi infallibili. Ilaria Seclì è poetessa e donna viva. E’ un fiume di poesia, non c’è quasi stacco fra il suo comunicare quotidiano e la scrittura. Ilaria vede, vive e reagisce con la poesia. E la poesia si fa tanto più appassionata quando tocca la sua terra, l’amato e violato Salento. La vicenda della supposta epidemia di “xylella fastidiosa” che sta falcidiando gli olivi di quella terra le ispira questo appello, questa pioggia di brutture del mondo pulite da una pioggia d’amore, amore che sprizza come geyser, che grandina il sangue delle sue ferite, che dall’assassinio degli ulivi si espande all’assassinio di tutta la Terra ed abbraccia la terra. La “musica” di Ilaria, la sua espansione dell’universo significante, si abbatte sull’ennesimo dramma ambientale con una terrificante violenza fonica. Per Ilaria, la poesia è grazia e la grazia è salvezza del mondo. L’ingiustizia offende la grazia, l’offesa alla grazia offende il corpo stesso dell’esistenza. Per questo la sua parola è anche azione, e travolge lo sconcio delle infestazioni e degli interessi che stanno loro dietro, per prende per mano di slancio i ribelli,i cittadini manifestanti che non accettano lo sventramento e la svendita della loro terra. La violenza fonica di Ilaria non ci annienta, ma ci esalta; partecipa alla costruzione disperata di un mondo più giusto, perché Ilaria non si pone limiti, è terribile e struggente, proprio come i bambini a cui supplica di “non dire”.
    Scrive Antonio Devicienti su Perìgeion: “Ci sono ottime ragioni per credere che dietro gli interventi proposti si celino inconfessabili interessi economici e politici che, senza farsi alcuno scrupolo, mettono in pericolo la vita e la salute di un’intera popolazione; due sere fa a Lecce si è tenuta una manifestazione spontanea di cittadini che chiedono sia preservata e rispettata la salute delle persone e l’integrità del complesso ecosistema salentino; sull’onda delle emozioni suscitate dalle reazioni e dalle richieste delle persone presenti alla manifestazione Ilaria ha scritto il testo che ha poi pubblicato nel suo blog…”.

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