Occhi di cielo grigio e mare aperto d’inverno

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Non si vede bene che col cuore dice il piccolo principe. Ma a volte è necessario vedere con gli occhi. Scampati alla guerra. Scampati alla morte in mare, certa. Sono arrivati. Mare nostrum et finisterrae. Lo sbarco dei quasi mille. Fuga dalla guerra. Scuola elementare di Gallipoli. Carabinieri e polizia, protezione civile e interpreti si dividono i compiti. Pochissime parole. Sulle gradinate cataste di vestiti scarpe e coperte ammucchiati in poche ore. Questo è (anche) l’uomo. Solidarietà tempestiva, l’ultimo giorno dell’anno. Come quella degli uomini che hanno preso il comando della nave, salvando tutti. Ancora arrivano, portano vestiti, scarpe per bambini, plaid, coperte, cibo. I pullman aspettano di riempirsi per portarli ad altra destinazione, Otranto Bari Milano Venezia. Hanno occhi grandi. I due bimbi sotto il porticato hanno occhi di cielo grigio e mare aperto d’inverno, pupille enormi. I nonni non ce l’hanno fatta a partire e sono rimasti lì, soli, figli e nipoti scappati. La madre è triste, accenna uno stanco sorriso, i figli hanno i suoi occhi.
Immaginiamo cosa sia una bomba. Immaginiamo cosa sia una guerra. Cosa sia separarsi forse per sempre da qualche membro della famiglia, sapere qualcuno dei propri cari in pericolo. Eppure dover sopravvivere, scappare, per amore di vite in germoglio. Sono vestiti leggeri e sono i giorni più freddi degli ultimi decenni. Si infilano nel pullman. I bimbi oltre il vetro accennano un nascondino di fortuna, complice la tendina del bus. Ebbà, ebbà! Mandano baci al volo, alcuni adulti giungono le mani in segno di ringraziamento e preghiera, altri guardano fissi negli occhi, il palmo sul cuore. Salutano, altri alzano il pollice quasi a tranquillizzare e ancora ringraziare chi è fuori dal pullman e tra qualche minuto andrà a festeggiare l’ultimo dell’anno. Un poliziotto dice che un uomo non sa dove sia sua moglie, l’hanno ricoverata e rischia di partire senza di lei. Cerco di cancellare immediatamente queste parole, ma chi è con me conferma la loro verità. Voglio convincermi che non sia vero. Eppure io non sono in quel dolore. Sono più in là, molto più in là del suo centro. Parte il primo pullman, dentro ci sono i bambini occhi di cielo grigio e mare aperto d’inverno. Ci salutiamo fino a che non scompaiono. A 10 metri da qui, i carri allegorici per l’ultimo giorno dell’anno, mani e estro gallipolini, musica altissima. Li faranno scoppiare a mezzanotte. Mentre alcuni ragazzi salgono sul secondo pullman, uno di loro accenna passi di danza, strappa un sorriso ai compagni. Mia nonna diceva sempre che una veglia funebre può strappare risate come un matrimonio risse. La forza della disperazione e della vita che vuole continuare e continua. 31 dicembre 2014. Sul terzo pullman c’è una scritta: La vita è un viaggio, partire è vivere due volte. Sì, e poi Arbeit Macht Frei… I viaggi, come la legge, non sono uguali per tutti.
Buon anno, bimbi e mamme siriani. Buon anno padri e ragazzi. Che i venti ovunque andiate vi siano favorevoli. E buon anno a chi ha permesso lo sbarco, a chi ha distribuito cibo, ha sfamato, dissetato. A chi ha passato un ultimo dell’anno senza tacchi scollature pellicce, in una scuola elementare aperta l’ultimo dell’anno. Una scuola elementare dove si è celebrata una lezione di vita, dell’essere UMANI.

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2 risposte a Occhi di cielo grigio e mare aperto d’inverno

  1. christiantito ha detto:

    Anche da parte mia, cara Ilaria…

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