Muove e vive, invisibile

Ave a te, sacro grembo timido e austero. Città nascosta ai molti numeri, abbandonata a piedi solitari e muti. Nei pomeriggi slabbrati di tumide foschie d’Oriente o salmastre, dei mari che seduci da perfette distanze. Credono di tenerti sospesa a una promessa. Per quella ruberia di genere che doveva essere altro.

La mare, Acqua, avrebbe fatto di Lecce una Venezia ocra pallido. Col sole che non muore, infilato con le rondini nella polpa dei muri fino all’alba. Sole padre eterno che ti avvinghia e prostra a piacevolissime punizioni per inferni latte e miele.

Estate di san Martino, il vincotto tra i vicoli quieta voci e passi, fa segreta ogni finestra mentre gli occhi dal basso indovinano un’assenza ma sanno che oltre il vetro  l’attesa si è compiuta.

Se il basolato è preso da una pioggia pudica, ecco nel deserto delle vie sprigionarsi simboli e ignote ombre con gatti esperti che ne tracciano umori e apparizioni.

Si apre un cortile, archi e balconcini sospesi, un corridoio lungo il perimetro del palazzo segna l’ingresso in scrigni antichi, decisi timbri spagnoli. È casa di piante rigogliose che aspettano un saluto. Giuliana le ha aperte alla parola. Nicola custodisce.

Cerchio, cosa perfetta. Nessuna linea retta. È signora della casa una rotondità che inebria insieme a mille presenze e messaggi sul frigo: ops, non ricordo la divina commedia. Scrivere piace solo alla nonna, abbasso la scuola.

Poi Berlinguer, Calvino, Emily, Rina, Antonio, L’albero di Comi, il Corano, e piante e verde a cornice di una vita che vive e nutre, innaffia vecchie e nuove creature.

Giuliana decide di portarmi su altezze siderali, dita di divinità padroneggiano i terrazzi, aleph tra noi e il cielo. Comignoli di pietra. Orecchie di gatto, cappello di mago, una costellazione di vedette celesti che indicano il campanile del Duomo, il santo patrono, Irene e compagnia santa. Mentre lei si aggira esperta e leggera e con Nicola non teme il vento forte del sud che i comignoli accolgono e fanno fluire in cunicoli sotterranei che portano all’Idume. Muto e invisibile Idume. Per quell’amore storto. Per i segreti dei comignoli tra via Palmieri e l’Arco di Prato.

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2 risposte a Muove e vive, invisibile

  1. fernirosso ha detto:

    Ave a te, sacro, grembo timido e austero, città nascosta ai molti numeri e tutta abbandonata ai piedi silenziosi e solitari, tu Lecce aggrovigliata e cara, un lavorio del vento e delle piogge sulle pietre chiare di un sole d’ocra.
    GRAZIE ANTONIO, mi hai fatto vedere Lecce, davvero incantevole città, da angolazioni che io, da passante, non avevo raccolto. ferni

  2. iole ha detto:

    sempre un grande piacere

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