Presa e portata presa e portata
dei treni resta un fiore perso
l’attesa di quello che doveva essere
un subbuglio uno scoppio siderale
prima dell’esito dei dadi, della conta
linea e sottrazione, signorssì va bene
andiamo se si deve, spade e uncini
alla corte del re che non conosce i nomi
ma si gloria degli eserciti obbedienti
dei regali, al netto delle vite assiderate
vizze, di quello che dicemmo – le promesse –
abbiamo fatto roghi, spine inghirlandate
destino di mal riuscite razze
superstiti abortiti umani
in grottesche imprese senza fine
per il sol dell’apparire
per la lettera che manca al nome
per le pupille orfane di sguardo
di questo verde senza bosco
della pioggia che non cede
vanno i vagoni e vanno i deportati
di tanta luce cosa resta la tregua appena
di una festa una cosa bianca – neve –
tra uno stagno e un altro, una cascata
un blu nell’universo un conto perso

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