Piano ma inesorabilmente

Dice che ha un lasciapassare per la libertà, che per quanto può cerca di aggirare le macerie. Lo fa in bicicletta e con un kayak gonfiabile nascosto nello zaino.
-È da vent’anni che non uso più la macchina, mi sono trovato un lavoro vicino casa per arrivarci in bicicletta, piano ma inesorabilmente. Sono libero, non mi hanno piegato, vedo crollare tutto, lo vedevo fin da bambino. È tutto “troppo”, e lo è da troppo tempo. Questo ha allontanato il cuore dal corpo, la testa dal desiderio, la volontà dalla felicità. Io oggi, sul lago, mi sono sentito felice, anche ora, qui, sono felice. E lo sono quando vado a trovare in bicicletta un mio amico che abita a 50 o a 100 chilometri da casa mia. È il cuore che lo vuole e il mio corpo segue la sua volontà, ascolta il desiderio di trovare “quell’amico” e mi aiuta a realizzarlo. Piano ma inesorabilmente.
È un’esperienza unica abbracciare un amico dopo aver fatto tanta fatica, dopo aver sudato per vederlo. E lui capisce, sa, il valore che ha nella tua vita-.
Ma sono solo, dice, guardandomi. Il suo bel corpo di atleta senza vanità né medaglie diventa all’improvviso quello di un bambino, ha gli occhi lucidi che una certa riservatezza controlla e chiude. Mi imbarazzo. Il vecchio mondo tiene in guardia, è in agguato la cella frigorifera, l’incubatrice demoniaca, quello che c’è e che ha fallito, piano ma inesorabilmente ci ha sequestrato gioia e pensiero. False comodità e l’andazzo generale in cambio della felicità.
Fatti non fummo a viver come bruti, ma lo siamo diventati.
-Queste scelte mi hanno isolato, allontanano dagli altri, è difficile trovare qualcuno che capisca-. Gli dico sorridendo che piano ma inesorabilmente troverà una creatura affine con cui condividere pane e bicicletta, pensiero e coraggio. Si spezza la voce.
Gli parlo di Emilio Rigatti, lo scrittore in bicicletta e in kayak. Lo urta la parole scrittore. Le ruote non hanno parole, sono come il grande amore, dice. -Tace perchè niente di esso può essere compreso-.
La corriera arriva al suo paese, ritorno a sentire voci al telefono, suonerie, altoparlanti marziani, sguardi vuoti, parole del mondo fino a un attimo prima messe a tacere. Infila lo zaino con la canoa sulle spalle, prende sottobraccio la vecchietta conosciuta durante il viaggio. La accompagnerà a casa. Piano ma inesorabilmente.

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