Caro,

lo ricordo bene il silenzio del primo bosco
così fitto che vedevo le impronte del pettirosso
e la direzione che il vento snodato e mite dava alle formiche.
L’occhio si accorgeva di movimenti impercettibili e suoni
precisi o lontani come visioni su una tela nivea.
C’erano attrezzi spaventosi e fissi, forse per la legna.
Qualcuno da queste parti si fa chiamare boscaiolo
e abita qui vicino, mi dicevo.
Faceva la paura che il bosco fa nelle pagine delle favole
scure, guardare più in là metteva i brividi, trama fitta
di tronchi, vari tipi di buio e voci di creature nuove.
Sapevo di starci dentro, sono nata per questo momento
pensavo, quindi non mi voltavo per assicurarmi
della tua presenza, per quanto dal cielo cadesse nero,
andavo, il picchio mi stordiva e incoraggiava
fino a quando ho capito che ero sola
e ho desiderato diventare corteccia, insetto, muschio,
fungo, foglia, becco, una di quelle cose che il bosco
non teme e fa addormentare lì, ai suoi piedi.

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6 risposte a

  1. Vito ha detto:

    io bosco
    ma di più vorrei
    foresta vorrei

  2. iole ha detto:

    lo stesso bosco. la stessa meraviglia.
    cado dentro.

  3. robertomeister ha detto:

    Starci dentro… si è sempre dentro. E io dico: purtroppo! Perché si nasce per un momento dato, certo, e da quel momento la prospettiva regnerà sovrana e si potrà vedere e pensare soltanto ciò che si ” deve “… ineludibilmente, senza via d’uscita. E c’erano monaci buddhisti di Ceylon che meditavano con lo sguardo leggermente voltato a sinistra, nel tentativo di prendersi alle spalle: ad occhi chiusi.
    Una bella scoperta, grazie

    Roberto

  4. leragionidellacqua ha detto:

    Dentro è stato cosmico, né argini né barriere. E gli occhi di “dentro”, se all’infinito tendono e l’infinito abbracciano, infinito fanno ciò che guardano e avvicinano. Prodigio che richiede attenzione e consapevolezza, silenzio. E sicuramente più di uno “stop” al mondo, perchè la vita trionfi col suo mistero e non inciampi nell’incidente della cronaca minuscola e trita, nei rumori vanitosi dei tacchi a spillo della storietta.
    Grazie a te, Roberto

  5. …Quindi non mi voltavo per assicurarmi della tua presenza.
    La ringrazio infinitamente per queste sue parole. Lei dischiude mondi che in qualche modo mi appartengono. Come dice Roberto, una bella scoperta.

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