Cos’è Gioia

 

C’è vento e soffia piano, quasi non respira.
È gomitolo di storie e ricordi, raggruma profumi, chicchi di melagrana, cuce, di tutto fa un unico mondo, di tutto fa cosmo. Cosmogomitolo. Dall’altra parte della tenda, dello specchio, c’è la pipa di papà, il grembiule della nonna, tasselli di lego, un rametto affumicato di una grigliata dell’83, zoccoli a pois di bimba con primo tacchetto, un cerchietto, un hula hoop, vetri sbriciolati di bottiglia per far brillare chiome di alberi, vestiti di barbie e barbie senza braccia, odori di sedili in pelle di vecchie 128. Occhiali grandi da sole, scarpe con zeppe impraticabili, nenie di canzoni selvatiche, secchielli e palette da portare al mare. E salmastro. Salmastro è lo sguardo di Gioia. Col carico di malinconia e fagocitante voracità che porta. Salmastro di maniglie di treni. Salmastro di finestre rosicchiate senza pietà da mare e sole. Salmastro di sedie di vecchi portate sull’uscio, al calar del sole o dopo cena. Salmastro dei rosari di Addolorate portate in processione sui bastioni della vecchia Gallipoli, del basolato di via Palmieri ubriaco di liquidi alcolici dell’Orient, di porticati vuoti dei Teatini e cielo che fa cucù e perse vertigini, dell’asticina di legno del ghiacciolo su cui bocche e denti roditori si accaniscono come per la promessa di un tesoro spinto più in là, inarrivabile osso. Salmastro di borsa di pelle che una ragazza londinese ha invecchiato sotto il braccio di anni ’70, appena sopra pantaloni d’elefante. Salmastro dei tavolini del caffè letterario, nelle notti d’estate e di scirocco. Della sabbia del Buenaventura. Danze salmastre, sfrenate, parcheggiate su schiume di albe infreddolite. Il suo sguardo corre così, al modo dei binari, onnivoro e veloce, e per questo capace di scorticare e penetrare le più maliose e schive venature di reale e irreale. È questa la magia. Convincere gli increduli, almeno trattenerli per un po’ sulla soglia del possibile, farli finalmente vacillare, oscillare come pedine alla mercè di interrogativi nuovi, finalmente scoperti come nervi anche se per poco.
È dappertutto, e dappertutto è col Cuore, ed è rarissimo. È lo sguardo che vuole coprire i buchi dello stomaco. Perchè ci sono, ma Gioia coi suoi occhi non li lascia vuoti, né poltrire in delirii o in stasi da abbandono del mondo.
Lei rovescia le cose, fa fare le capriole a tutto e a tutti, capovolge il mondo, vivifica e rianima i manichini, allaccia al cielo code di lucertole e pali della luce. Donne d’altre vite in bianco e nero su carta da giornale, tornano all’attuale come nate ieri. Tutto sta in un tempo perfetto, nell’istante che si dà all’ibernazione, fatto per essere guardato e sognato. Sguardo-fuoco. È l’attimo del persempre. Sguardo che ferma il paradiso concesso in un morso. Non più lunga è la Grazia, non meno breve la felicità. Non ci sono nomi. O si danno falsi, Cose espanse che bidonano il guinzaglio, slacciate in assoluto, in cosmica misura. Contro nessun muro sbattono.
Tutte sospese nel morso largo di ciò che non si tiene e sta per aria e terra e guarda il cielo nella confidenza dell’esordio, del principio. Indicano venti ciechi i suoi scatti, indomiti, dove è familiare sgovernamento e ubriachezza del vivere. E’ il circo, malinconicissimo circo, evaso dalla realtà e dato alla vita, stramazzato e goffo, eroico, fiero, solo vero che spernacchia il mondo e diverte, fa ridere vecchi e bambini. Li fa sdraiare a pancia in su sotto il firmamento di un tempo assoluto.

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3 risposte a Cos’è Gioia

  1. gioiap ha detto:

    sbigottita di scatto!!

  2. iole ha detto:

    hai lo sguardo lucente che ascolta e apre.

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