Dei vivi

Raffaele riporta etimologie e significati di parole dal “Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana” di Nicolò Tommaseo, 1838.
È il suo modo di rispondere ad alcune lettere. Centra con compostezza e misura il cuore delle parole, le più note e oscure faccende umane ad esso legate. Lo affranca dall’impaccio del dire piccolo e privato.
Ne fa una questione universale e di salvezza.
Come le ricerche su esistenze che l’anonimato serrerebbe in definitive disperazioni o dilemmi senza riscatto, senza un minimo accenno di compassione o tiepido calore umano, se qualcuno non le prendesse a cuore fino a farle diventare vive, almeno il tempo di una lettura. Ritornare vivi.
Lo ha fatto coi bigliettini che accompagnavano i figli della ruota, abbandonati all’Ufficio di consegna degli Esposti di Lecce al n. 5 di Via Galateo, tra il 1889 e il 1917. Li ha cercati, li ha trovati, li ha fotografati, con medaglie di madonne al seguito e nomi per i pargoletti affidati all’inchiostro. Ne ha fatto testimanianza viva. Anacronistica fratellanza senza proclami che lo avvicina ai fatti più lontani e muti. Come la mano delicata e nervosa che calamita veloce i libri da uno scaffale all’altro, un ragno che dipana senza esitazione la sua tela. Poesie, racconti, romanzi. Se ne serve devotamente, per prevedere o farti capire il colore e la distanza, la calma o la minaccia delle nuvole di passaggio, in quel momento e dopo. Del resto, sono cose umane, uguali sempre, uguali tutte.
La signorina Felicita, Musil e l’uomo che non può raggiungere neppure con un soffio la sua donna, sigillata nell’altra stanza in intimi pensieri che lui non conoscerà mai.
Non aggiunge altro mentre ti serve tè e biscottini, e legge.
Dà voce alle parole per dire il necessario. Può solo accadere che ti si rivolga chiamandoti pendaglio da forca, teppista, tagliagole, gaglioffo.
Lui apre, legge, il resto a chi ascolta.
Come la casa in montagna e l’uomo che ne ha le chiavi. Il tempo di accendere la caldaia per riscaldarla, qualcun altro la abiterà.

Dal “Nuovo dizionario dei sinonimi della lingua italiana” di Nicolò Tommaseo, 1838

AFFETTO, INCLINAZIONE.
L’inclinazione non è uno stato fermo; è una pendenza, come il vocabolo dice, una disposizione all’affetto, la quale viene da alcuna qualità piacente veduta nell’oggetto: ma può divenire e affetto ed amore impetuoso. L’inclinazione o passa, o si trasmuta in affetto più vivo, od almeno più fermo.

AFFETTO, PASSIONE
L’affetto è men forte, e lascia l’anima più attiva, più libera.

AMMALIARE, INCANTARE, AFFATTURARE, AFFASCINARE
Ammaliare è generale ad ogni malìa; e nel traslato, vale fare inganno alla mente, togliere l’intelletto.
Incantare è far prestigii o far malìe per via di parole, cantate o no. Nel traslato, vale sorprendere con piacevole maraviglia.
Affatturare è nuocere con malefizii; esprime stregoneria più operosa e men semplice.
Affascinare è far malìe con quel che i Latini chiamavano fascino, ovver con gli occhi. Per figura, affascinato vale tanto abbagliato o accecato da non discernere il vero.

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