Voi fate, continuate pure

Krzysztof Krzysztof Krzysztof per ogni fiato e saliva sulla cinepresa, ogni occhio-monetina nell’automatico del mondo, ogni uomo fatto salvo, colore, passo di Juliette e nocche al muro, il Polacco alla tua destra  e l’unificazione umana, Jean-Luis, le coincidenze, Varsavia, Ginevra, le doppie vite di, i cuccioli di topo, non avrai altro dio, lei lei lei occasione del mondo, ossessione, potenza dei volti di Dio, la morte a pagamento. August. L’anello muto promesso dietro il vetro.

Voi fate pure, ingrassate la pancia, fate pure, senza bruciare, immaginatevi gli incendi, immaginateli, immaginatevi il fuoco, immaginate, provate a metterlo in scena, su!, copiate, leggete come potete fare, gli ingredienti sono noti, come si può emulare quella cosa di cui il Nulla si onora, salite in cattedra senza mai perforare il muro, senza mai scassinare, infrangere. Siate il tollerabile, il guardabile, creatori di gradevolezza che non fa torti, ecco, continuate a non fare torti, siate medi, siate calmi, sappiateci fare, siate diplomatici, continuando ad odiare chi ha qualche bestemmia in più. Continuate ad odiare. Il vostro daffare è lodevole, lodevoli le trappole ingegnate perché il mondo venga a voi. Lodevoli scelte di orologi, anelli, servizi di porcellana per la sposa. Encomiabili sforzi. Non chiamatela gentilezza o il mondo con i suoi suppellettili vi cascherà su quanto avete.
Le borse, le scarpe, i telefoni. Le cose buone di popolare gusto. E pagate, pagate tutto, pagate caro, anche le vostre poesie. Pagatevele. Siete stati già presi, la barchetta affonda coi poveri ingenuotti al seguito, massaie, ragionieri, casalinghe, mamme agli arresti domiciliari, pensionati, zitelle.

Ti ho detto che il tempo è bello, grigio, fa freddo oggi, 17 novembre, ti ho detto che basta un po’ di silenzio e le luci dei lampioni del viale che guardano dentro un cosmo di penombra e candele e passaggi. Sono un’esigenza di inizio e un tormento di fine.

Nella scatola dei non-si-può i giocattoli sono fedeli, animano l’Impossibile che alla lunga ti compie. Grazie, non-si-può, i miei giocattoli sono imperituri, non muoiono mai. “Sento una forza ribelle più forte di sempre. Quante ipocrisie vuoi scoperchiare? Rubi la palla e il giocattolo ai tennisti animali sociali benpensanti onoranti le tappe da obliterare, dal primo vagito all’altare e poi e poi”. Afasica la nostra lingua, arriva dove deve. Chi vuole può, chi sa pure. Gli angeli, qui, portano doni, fiori, un sorriso. portano Bene. Tuo balsamo in giorni di fatica lontani dalla grazia. Un abbraccio senza equilibrio porta ancora più ilarità.

Come il gioco del Giapponese nel negozio asiatico dopo la salsa di soya: scusi, cos’è? Go, Go, si chiama Go, gioco plù difficile del mondo, nato in Cina 3000 anni fa poi pelfezionato Giappone, scacchi gioco pe bambini, scacchi cioco pe bambini, computel no liesce a giocale, gualdi gualdi.
Prende un taccuino e mi scrive 19 su 19 possibilità, e altri disegni. univelso di possibilità pel un eselcito bianco e un eselcito nelo. Come la vita dico, e lui ride: domani io incontlo alle tle campione italiano di Go. Io per questo studiale studiale tanto. Mi mostra un enorme manuale e sorride. Ma lei non ha avversari. Non ancola! Buona fortuna. Glazie.
Ora capisco, Krzysztof. Tu salvi i vivi.

 

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