su Derek Jarman: Filosofia per occhi soli

le dita si sciolgono ai tasti, infuoca il mondo, sgombra l’aria. c’è una schiena col mondo addosso, salite per inevitabili immolazioni, pretese e date. c’è una schiena col mondo addosso, curva, piagata. c’è stata, ci sarà. non una voce, a fine scalata, che fermi la mano in procinto di uccidere. è fatica vuota, sforzo, bellezza, giovinezza, desiderio. durano il tempo di un canestro impossibile, specchio che incontra a fatica il raggio, risibile boom di cui nessuno avrà memoria. le cose, l’amore, mano alla mano come da principio, sostanza minima, non avvistate dall’eterno indifferente. solo silenzio, e senza testimoni. comunque, non siamo noi. gli amanti di Shakespeare concedono appena qualche illusione. battono le dita tasti e tastiere, impronta alla sabbia, carta al fuoco, ogni tensione e smania, volontà, ogni pugno di creduta eternità fa gloria alla polvere. altro non resta delle nostre troppe o troppo poche scorpacciate. può darsi, forse, solo una confidenza col deserto che popoli il vuoto e lo esalti, smagrimento di voce e croce. battono le mani, ma per gonfiare nei dettagli arcigni del rallentatore, l’impulso al rinnovo infinito di pulviscoli, unici ad avere l’ultima parola. polvere, sorella cattiva di cenere annientata dalla sua pretesa di glorificare un soffio.

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