su “ È tutto normale”, Luciano Pagano,
Lupo Editore, 2010

No, niente è normale. A cominciare da queste parole su un romanzo pubblicato 2 anni fa. Sono in ritardo di 2 gravidanze ma ancora non lo so, anzi, secondo me, è in vendita da qualche settimana. La differita della lontananza tra gli altri guai porta anche disattenzione, mancate voci giunte in tempo a destinazione.
Appunti presi sulla spiaggia del Buenaventura mentre alcuni umani riprovano a volare e qualcuno ci riesce benissimo. Ali di kitesurf, evoluzione della cera. Appunti scritti a penna sullo stesso libro letto in quattro ore, tra una nuotata e l’altra e qualche minuto per riflettere o prendere respiro dopo pagine che si fermano alla gola e fanno nodi. Appunti presi a ritroso, dall’ultima pagina alla penultima e via dicendo, alla ricerca di spazietti bianchi per i molti spunti a rischio di naufragio. Non c’è tempo per sistemarli a modo. Mi slaccia troppi pensieri questa storia, quasi non ho voglia di metterli in ordine. In fondo, anche nella vita, le cose si presentano caotiche, assurde, sbilenche, a mucchetti contrapposti, incoerenti, e si affastellano disordinatamente, mica seguono l’ordine di una lista della spesa o delle cifre di un codice fiscale.
alle donne, visibili e invisibili”. L’inchiostro di Pagano si fa argenteo, lunare. Empatia, compassione, riconoscimento di un mistero che le abbraccia. E altre cose che, concludo, lui solo sa. Già, grazie.

Dote dei grandi scrittori: raccontare l’uomo, atrocità e tenerezze, con parole ferme e leggere. Mani premurose di adulto che in mare sostengono a una spanna di distanza il corpicino del piccolo che impara a stare a galla. Garbo, misura, pudore ci vogliono, per raccontare l’abisso della nostra condizione. Voragine, bellezza.
Al Buenaventura c’è poca gente, bianco e azzurro, musica perfetta. Non è sera, non è la notte di Tobia, non è sabato. Ora è luce e mare. Animali diurni.
Può essere un 7 di luglio degli anni ’70. Fila ancora tutto liscio, ogni cosa al suo posto. Il mostro ancora non ha addentato tutta la carne. Bestialità che cresce, crescerà.  Ma ora, qui, non c’è.
La scarsa densità di bagnanti rende onore al mare, Eterna Risposta Vuota. Puoi ancora ascoltarlo e prendergli la mano. Porta dove tutti dovremmo stare. Le cicale dominano, niente gli si oppone, si sovrappone al loro regnare.
L’amore eterno e incorruttibile” e l’amore che s’infila nella cruna delle nostre vite piccine piccine, e si fa forma sghemba, contorta, buffa. L’uno refrattario alle forme, è, sta, impera. Dell’altro, impossibile prevederne la forma, per quanto qualcuno, al termine della notte, ne abbia avvistato l’altezza al livello dei barboncini. “Lo vedi dall’alto dei cieli. Potresti avvicinarti ma è uguale. Gli uomini visti da qui somigliano a mosche finite in un bicchiere che si agitano per non finire affogate. Poi l’acqua si ferma“. Ecco, tra incorruttibile e corruttibile si cuce la trama del romanzo. Tra vicende che come anguille sorprendono, sgusciano, s’impongono sgomentando e ciò che invece resta imperturbato, illeso.
La piccola dimostrazione che Dio non guarda in faccia a nessuno, nemmeno al destino, eppure il suo sguardo è ovunque. Non puoi fuggire dai confini delle tue azioni perchè le tue azioni restano umane, mentre le vie del Signore sono cieche come le stradine che dal molo di Zante si inerpicano fino alle selve delle colline, sui sentieri impervi, percorrono i tornanti e si aggiungono alla linearità dei raggi che vi hanno abbronzati nell’agosto dell’82”. Pag. 266, E’ tutto normale.
Mancano poche pagine alla fine, non resisto e mando un messaggio all’autore. Quando conosci chi ha scritto il libro che ti sta rapendo voracemente le ore e i pensieri, la gratitudine assume caratteri più forti e profondi. Anche per questo,
la geografia è destino. Achtung! Si scappa da ciò che ci aspetta e i nodi arrivano al pettine. La fuga è complice del ritorno più che della liberazione. In mezzo ci sono scomode e crudeli verità e bugie misericordiose. Girotondo umano, umana giostra. Imprevedibile.
Vince la pazienza dell’amore, dice Ludovico che tace e tacerà le sue brucianti verità. Carlo non sa, non deve sapere, e neppure Marco. L’incorruttibile amore vince. Il resto affidato all’inganno delle parole, trappole. Bene che viene se, alla spiegazione, alla volontà di capire, dire, preferiamo guardarci e tacere. La pazienza dell’amore porta al Necessario e fa accadere ciò che deve.
Il Maestro dice: perchè, invece, non guardarsi negli occhi?
Coraggio estremo opposto all’ego.
E così, i protagonisti di “E’ tutto normale”, dopo aver sfiorato la fine, l’abisso, l’angoscia più nera, si ritrovano a nodi sciolti, salvi.
La pazienza dell’amore.
La bella forma diletta e inebria, il contenuto insegna e ammalia. Ho imparato parecchie cose da questa lettura, la più amena un proverbio finora ignorato:
Quando viene sera gli ulivi sono tutti uguali.

Ilaria Seclì

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2 risposte a

  1. iole ha detto:

    come seguire orme lasciate sulla battigia di una spiaggia a cui si è arrivati per caso. ci portano in un posto che ci piace per qull’essere lontani abbastanza da sentirli anche nostri.

    le tue letture – proprio nel caos di quando le cose si fanno intense e premono lo sterno – arrivano colme di quell’empatia che travalica

  2. leragionidellacqua ha detto:

    quell’essere abbastanza lontani ci fa respirare nelle e tra le cose. prima era canto dei fatti dell’uomo, Iole cara. ora trattiene il canto delle cose e ciò che -umano- ad esse si accorda. mutezza insegna quanto dire sia dispensabile e il silenzio assoluto amore.
    grazie

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