U Černého orla

Da qui scorre la Moldava
pioggia che non bagna
burattini oscillano a pochi euro
fatti a mano gatti e gufi
rispondono ai silenzi dell’impero
i funerali dell’età del gioco
non ammutoliscono le risa dei passanti.
All’isola di Kampa mulino e giocoliere
si passano l’acqua divertiti
fino a che si fa il deserto attorno
fumi e vapori gonfiano le altezze
dal Cavallo Nero al Topo Grasso
dai Due Soli all’Aquila D’Oro
ore macabre di Venceslao
danze cineree e statue di dubbia fissità
coprono mute l’aria e cantano
spezzano il cielo con metalli rossi
ne fanno tavolo da gioco e da bagordo
fino alle prime luci  al pane caldo
passi di donna col suo scialle.
Un tramestio svelto alza l’aria,
tutti in corsa verso un chiodo
ritornare muti, ritornare imbalsamati
per lo sguardo dei passanti
ritornare statue, burattini.

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2 risposte a U Černého orla

  1. iole ha detto:

    e’ un viaggio sempre la tua poesia.
    ritono dopo molti giorni e leggere e tornare e poi ancora è una febbre che apre fino all’incontro dove la gente sta lì da sempre, in quel pulsare profondo di umiltà e purezza che solo l’essere “fuori” – nelle strade minime, nei vicoli, nelle grotte di povertà e sincera rabbia – riesce a dare.

    grazie!

  2. leragionidellacqua ha detto:

    Cara Iole, per te. Grazie per ogni tuo passaggio

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