Tic e Tac

TIC E TAC

Quel legno fuma freddo e incenso, la verità è solo nelle cose, insetti, fili d’erba.
Sotto il peso delle bugie crollano case e ere le strade si sono aperte, il cielo ha tremato fino a cadere. Qualcuno ha in cuore di sentire caramelle, domestiche promesse: pure questo è falso, lo sa ma ama far pieni vassoi di principi e preti, acciughe spacciate fresche scaduti quotidiani e mercanzie tutta la polvere che riesce a ingoiare il tappeto.
Non si può non ascoltare, i microfoni sono dappertutto né si allungano gli occhi, pur capaci stanno fermi a 30 cm.
Vocazione alla miseria la medicina ha fatto il suo effetto tutto ridiventa una scatola di scarpe.
Destinati al sole si acquietano in un rivolo di fogna addobbato di innumerevoli confort. Resiste un uno, pensieri animati, impermeabile alla stasi come raggi di bicicletta, ali di rondini, passi di briaco, foglie di marzo, formica, tic e tac.
L
e bugie fanno crollare case e ere. Gli impiegati subiscono metamorfosi si arrampicano sugli specchi, trovano il modo per, i pensionati imparano a mendicare, lo stato, di fatto, è un fatto perverso. L’operaio muore di domenica.
È straniero. Una parte di nazione mangia kebab sui gradini della chiesa, l’altra ha le strade più pulite.

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