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“SHOT!” SPECIALE tratto da http://granbelblog.wordpress.com/

“Io non sono responsabile delle mie convinzioni. Non sono nemmeno io a decidere di non essere responsabile -e così via all’infinito: sono obbligato a non credere. Non esiste punto di partenza.” (Magritte)

a cura di: Gioia Perrone

1.C’è un tuo ricordo particolare, del passato o di tempi recenti, legato alla fotografia?
Come nomade un po’ patisco la separazione fisica con “il conservato”, le tracce del ricordo, ciò che resta dopo la scrematura, il custodito. Azioni darwiniane. Chi far sopravvivere e cosa. Chi e cosa inscatolare, liofilizzare, ibernare, sigillare ermeticamente in scrigni fatati, scatole, album, cassetti. Il fior fiore. Al momento (un momento di appena 6 anni) sono lontana dal riassunto della storia, nomi, anni, città, viaggi, sottratti all’oblio e fatti corposalvo in sembianza di lettere e fotografie. Si trovano nella casa d’origine e fino a che non si diventa stanziali è lì che giacciono, esseri ibridi, viventi vita autonoma in dimensioni domestiche e surreali.

Ho qui solo due foto: di Nonna, sorriso fresco e vivo, testimonianza dello scherzo, lo sgambetto che può essere la fine, e una mia, 6 mesi su una poltroncina, a Ginevra, posa da papessa, sorriso chiaro, mano aperta di chi si augura di impugnare più bellezza e incanto che mosche e zanzare. In realtà di foto ne ho migliaia anche qui, ma digitali. Si srotolano disordinatamente in cartelle gialle come faldoni di ubriachi tribunali vomitati da queste scatolette onnivore e tiranne a cui affidiamo tutto. Nulla possono al cospetto di quelle stampate che il tempo scolorisce piega curva sbecca perde.

Tuttavia il vero, insostituibile regista del regno dell’andato, di fronte al quale neppure la vista-regina né la vispa-teresa possono nulla, è l’olfatto, macchina fotografica audace e spietata che ipnotizza con ineffabili malie. E qui scomodo, ma solo come pretesto, la foto-polaroid della mia vicina di casa che fermava, su una panca adiacente al camino infuocato e scoppiettante, tre bimbi scuri e tre chiari. Tre odori noti e tre ignoti. Tutta la storia e il resto, da qui si snodano, e non esagero.
I bimbi scuri eravamo io, mio fratello e la figlia della vicina. I bimbi chiari, i figli del fratello della vicina che avendo sposato una tedesca-tedesca (fatta alla maniera dei tedeschi), erano tedeschi, della specie capello chiaro, occhi azzurri, pelle diafana. Cosa mi catapultava, faceva fare un cosmico salto, da quegli occhi alle terre del Nord, ancora non è dato sapere, fatto è che quei colori, ma su tutto, quel loro odore, mi fiondavano in case di legno e travi con tanto di paioli e boccali e scricchiolii di legno e zoccoli olandesi con la punta rovesciata al cielo, per non dire di smarrimenti in boschi innevati e bui fino a che non trovavo una casetta, manco a dirlo di legno, in cui riparavo coccolata da una (manco a dirlo!) calda minestra. E invece ero in piazza sant’Anna, nel cuore del solito mansueto inverno salentino, in una delle tipiche case bianche con terrazza i cui interni al massimo ricordano case greche e portoghesi. Altro che nord.
Cos’è l’infanzia e quel motore primo che accende alla vita!

La farmacista del mio paese, quando ero bambina, aveva capelli di cannella e pelle trasparente. Quei colori avevano un odore. Entravo in terra d’Irlanda, prati, case di legno e gelidi inverni, diventavo gelatina che un mappamondo stregato teneva sulla sua enorme faccia. Le perle. Volare altrove, alcune volte, dove sei da sempre. Azzardare l’eternità, come un artiglio di gatto azzarda un graffio un po’ per scherzo un po’ sfidando.

Il ragazzo in carrozzina nella chiesa di S. Anna, non era del paese, il suo maglione era di neve calda, odore rassegnato di placida tristezza. Di Nord. Grumo denso di nebbia e muschio portato come corona d’alloro sulla testa. Mie perle, una dopo l’altra infilate. Cromosomi di familiari estraneità. Albero genealogico immateriale, svincolo di sangue. Gesti, fatti della vita intransitiva, stanno lì, incomprensibili, numeri primi, né spiegazione, né epiloghi.

Poi ci sono le foto sotto il pergolato nel giardino della nonna, le risate, il pane coi pomodori come solo lei sapeva. E lì siamo in pieno mediterraneo, nenie di rosari, asfalti e miraggi, luce che stordisce per poi declinarsi mite e celestiale dall’ora del tè fino al tramonto. Mare che scintilla e chiama. Passeggiate di sabbia e corse sotto un cielo generoso come nessun altro. Terra ebbra, vapori meridiani di assopite eternità. 

 2. Per un attimo siamo dentro ai tuoi occhi. Ci fai “vedere” la tua giornata, a Milano, dove vivi oggi?

 2012, primi giorni del mese di febbraio, Milano, neve da due giorni, giardino della scuola, prima che arrivino Loro, manto di velluto e silenzio, ha un odore il freddo, ha un odore la neve. Poi le voci, le urla, i passi decisi, eccoli. Sguardi, timidi e sfacciati, ti chiamano, chiedono, si avvicinano. Quaderni, gomme, matite, l’infanzia ha un odore ed è bello, aula di musica, le canzoni dell’inverno, natura addormentata, il ciuf del trenino col flauto, le scarpe aspettano fuori, il parquet, il cerchio, sorridono, fa caldo, fuori è sotto zero, poi merenda, io non ce l’ho la merenda dice, gliene do un po’ io risponde, e io, e io e io. Copritevi che usciamo. Giubilo, osanna. maestra bersaglio di neve, Aglaya dice di avere a casa una collezione di neve, scriviamo sul calendario NEVE e la disegniamo, Arturo chiede i guanti perché ha freddo, dice che la neve gli ricorda il mare, si slacciano le stringhe, copritevi di più!, mettiti il cappello!, occhio a non scivolare, il giardino festante, i guanti e i cappelli sui caloriferi una volta rientrati, voglio scrivere accanto a te.

Il passo rallentato dal ghiaccio dei marciapiedi, la gente sorride, non c’è traffico, le colonne di S.Lorenzo innevate, il parco delle Basiliche bianchissimo, cielo-culla, un mondo sacro.

E penso che il passato non è passato, che l’infanzia è qui, col suo motore primo che accende magie e bianco. E’ questo il fior fiore, il più bel fiore. E’ vivo, è qui.

BIO  SHOT ILARIA SECLI’

Ilaria Seclì, salentina nata a Ginevra, vive e insegna a Milano. Ha pubblicato D’indolenti dipendenze, Besa, 2005; Chiuderanno gli occhi, con Antonio Diavoli, Quaderni di Cantarena, 2007. Dello stesso anno lo spettacolo teatrale tratto dalla raccolta inedita La sposa nera. Del pesce e dell’acquario, l’ultimo libro di poesia pubblicato da LietoColle, 2009. In divenire L’impero che si tace, raccolta inedita di prose poetico-geografiche.

 

 

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