Tre mele

Gina accoglie gli ospiti a largo del suo porticato
dove prosegue il mare, conchiglie e sassolini, azzurro,
arazzi sul muro bianco, reti di pescatori,
di necessità, bellezza e simbolo. Alle spalle il ninfeo,
il cactus che accende la notte con fiori di latte,
pomodori per l’inverno penzolano dal ramo, la volta
di vite e la piccola altalena per salvare i rondinini.
Le melanzane al sole per il tempo che verrà.
Scava con mite ostinazione una della cinque tartarughe
la buca per deporre le uova, non perpendicolare al terreno
che le uova si schiaccerebbero, ma obliqua, dice Gina
a conferma che non saranno poche. La madre sa il numero
e scava la culla perfetta. Antares ha orecchie lunghe
e zampe gialle, non ci abbaia più da tre giorni.

Per mare, per mare, la mancata misura
La casa senza tetto un letto aperto i sogni senza muri
Acceco acceca la melodia dell’aedo, i capelli bruciati
Del grigio profeta. Patronimico. Rivolgo a te parole capriole
Ma non sei tu. Te le mando perché se non è tuo il senso,
tuo è il suono.

Ibhra dal Senegal dice che ha girato l’Italia,
scivolano, a decine nomi di città, ha vissuto 7 anni a Milano.
Ora qui sto bene, la gente è brava e gli affitti bassi.
Ha il fratello tassista, in Senegal, e la moglie e la madre.
Mi sveglio la mattina alle cinque, mangio tre mele
bevo tre bicchieri d’acqua.
Non bisogna mai preoccuparsi, dice, bisogna solo tenere la vita,
pregare dio e tenere la vita, essere fiduciosi, Lui ci ripagherà
di tutte le mancanze, un giorno.

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2 risposte a Tre mele

  1. iole toini ha detto:

    I tuoi versi – la tua poesia – contano l’eleganza di chi sa muoversi dentro le cose lasciandole intatte.
    Lo fanno ricamando con dedizione i punti più fini, quelli che danno carattere e regalano bellezza.

    Mi piace molto la tua scrittura!

  2. leragionidellacqua ha detto:

    fuori dal palco, le voci sono senza microfoni, finalmente! maceria della traccia. diventare cose, farsi cosa. non è tempo per niente, registrare le voci della caduta in canto libero. i nomi, le vite, ci attraversano, affondano il mare come la gamba d’estate e l’occhio guarda il piede, e l’acqua è trasparente. chi fra questo si muove, è elegante solo della sua inesistenza.
    grazie.

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