Amnistia, Amnistia! o l’ Angelo Midì

Non concepisco ci siano organi all’interno Mi convinco che dentro sono trasparente Trasparente. Andare a Creoli è sfilare giorni al calendario Regalarli. Bevo, è l’unico modo per tornare, dice. Il venerdì è giorno di oroscopo, il sabato pure. Marco Pesatori, poeta delle stelle. Quante emme. Sono cose che si fanno solo qui.
Il ragno ha corso per tre muri, il tempo di uno scrupolo, di farmelo passare, prendo la scopa non c’è più. Non c’è più. Dov’è. Sul letto, sul cuscino, dove. Sono diventata brava, non chiedo aiuto, posso guardare giro pure tra le lenzuola. Guarda quanti inviti mentre sento una batteria non lontano e ho voglia di uscire. Le tre.
-Ma sei sicuro che il solfactgel non faccia male? Tranquilla, ho controllato per bene. Maledetta Chimica, i corretti, i composti, i miti di cuore, quelli che l’invidia rode, maledetta chimica.
È sempre l’ora del tè e ci sono sempre le bollicine, angelo Midì.

Sto scrivendo perché non ho sonno, non ho più sonno Sento un odore chimico e molesto e non so dove è finito il ragno.                            

Mamma che hai fatto la pelle morbida di bimbo guardami qui, se mi guardassi, ho paura e non ho sonno. Voglio scendere giù, per strada.

Voglio dormire all’aria aperta, qui fa caldo, chiuso per rumori, ma fa caldo e non dormo. Apro la finestra, fumo.

Ti voglio bene, città, anche se sei malata. Guarda questa tana, bella, un santuario rosso, piccolo piccolo.

Il ragno? Tarkowskij è sempre lì? Spazio Oberdan. Quanti peli fanno un cane? Quanto veleno per questa leggerezza?                                    

Stai contenta, stai contenta. A furia di, abbiamo imparato. Niente niente niente. Guarda mamma, la pelle di bimbo, se mi guardassi, ho paura e non ho sonno.

Mi sembra una camera a gas mi libero apro la finestra, faccio entrare rumori e fumo. Chi non è qui con me, dorme? Ha in casa ragni che spariscono all’improvviso? Puzza di solfactgel? Chi non è qui con me ora, chi?

Ma come ho potuto pensare di voler uccidere quel ragno? lo stesso che da mesi era in quell’angolo basso e io vedevo crescere e gli sorridevo. Posso sì, e lui è sparito. Ti conosco mascherina, ha detto, mi coccoli e mi nutri e poi una sera di insonnia mi guardi, mi vedi cresciuto e mi fai fuori.

Perciò correvi lesto lesto? Per strada non c’è più nessuno, poche macchine, ciao alberone di fronte, che albero sei? È quasi mattina.

Quanti esseri popolano ‘sta stanza?                                          

Chi è di stanza? Di-stanza. Ecco, entra un po’ di vento. Di vento.

Continua…


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Una risposta a Amnistia, Amnistia! o l’ Angelo Midì

  1. siminasino ha detto:

    oh.. senti, non so commentare.
    dire: mi piace?? naaah

    o sì, sì che mi piace, ma se fossi un signorotto in cerca di una musa/ amoruccio poeticuccio (linguaccia) saprei eccome cosa scrivere..
    sono solo in cerca di piacevoli letture e di poter dire : oh sì!

    ciao, io e la mia esuberanza ci portiamo via sorridendo

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